Donne e lavoro, come conciliare l’inconciliabile

L’Italia è tra i Paesi europei con il minor numero di donne occupate. Il nostro Paese è al penultimo posto per occupazione femminile in Europa, appena prima della Grecia. Secondo una ricerca della Fondazione Openpolis, e nell’Unione il numero di donne occupate tra i 32 e i 64 anni è in media del 66,5%, l’Italia si ferma al 52,5%. I risultati poi peggiorano ulteriormente se si confrontano i dati relativi agli uomini e alle donne con figli.

Le ragioni di questi numeri sono tante, dalla mancanza di un sostegno concreto alle madri lavoratrici alle difficoltà che le donne devono affrontare per accedere ad alcuni settori professionali, come ad esempio quello scientifico, o tecnologico.

Solo il 5% si sente realizzata a livello professionale, e per il 95% manca la fiducia

“Senza ombra di dubbio quella dell’occupazione femminile è una questione che chiama in causa tanti temi – spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.diversi – dal welfare ai retaggi culturali, fino ad arrivare agli ancora presenti stereotipi di genere”. Ma cosa pensano le donne? Secondo i dati di un sondaggio Lexis, a fronte di un 38% di donne che dichiara di avere come obiettivo principale quello della realizzazione professionale, solo il 5% afferma di sentirsi realizzata a livello professionale. Eppure, il 51% delle intervistate è convinto che la parità di genere sia stata più o meno raggiunta. A mancare, quindi, sembra la fiducia in sé stesse. Lo pensa il 95% delle intervistate, mentre per il 97% il problema risiede nella capacità di rivendicare l’equal pay.

Le donne vantano soft skills indispensabili per Industria 4.0

Se i dati relativi all’occupazione femminile in Italia sono scoraggianti allo stesso tempo cresce il numero di aziende consapevoli dell’importanza di affidare a figure femminili ruoli manageriali all’interno dell’organizzazione. E le sfide poste da Industria 4.0 lo confermano: “le donne vantano soft skills come capacità di ascolto e intuizione che risultano indispensabili per il nuovo stile di leadership”, aggiunge Adami. I dati dimostrano però che il problema principale resta. Ovvero, quello di conciliare lavoro e famiglia. Certo, secondo una ricerca Eurispes il 70% dei nuovi padri dichiara di considerare la crescita dei figli e il loro accudimento un’attività da dividere in modo uguale nella coppia. Ma la realtà è ancora molto diversa.

Realizzazione professionale vs famiglia, un conflitto ancora insanabile

Al di là delle buone intenzioni dei padri il peso di gestire la famiglia grava ancora soprattutto solo sulle donne. Il che si traduce in minori possibilità di carriera, o in una riduzione del salario. Ecco perché i dati relativi all’occupazione femminile sono ancora così sconfortanti. Ed ecco che, ancora una volta, per tantissime donne la realizzazione professionale è in conflitto con le esigenze della famiglia, e si traduce in grandi sacrifici. O sul piano familiare o su quello professionale. Insomma, per quanto riguarda le donne e il lavoro, si tratta ancora di tentare di conciliare l’inconciliabile.

Un curriculum vitae a prova di motore di ricerca. I consigli dell’head hunter

Un buon curriculum vitae è fondamentale per trovare un buon lavoro. Sembra banale, eppure non si contano i CV rovinati da errori, inesattezze, distrazioni, o peggio, veri e propri scivoloni grammaticali. Non sorprende quindi che molti CV finiscano dritti nel cestino. Ma un CV corretto oggi non basta più. Oltre a essere realizzato con attenzione, deve essere anche a prova di software.

“Per ricercare i migliori talenti i recruiter ricorrono a strumenti digitali – spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati – e non si può negare che in fase preliminare questi piccoli motori di ricerca risultino ormai essenziali nel lavoro del recruiter”.

Inserire i contenuti nel modo più chiaro e intuitivo possibile

Nel momento in cui si realizza il proprio curriculum, quando si aggiorna il proprio account su un portale dedicato agli annunci di lavoro o il proprio profilo su LinkedIn è importante inserire i contenuti nel modo più chiaro e intuitivo possibile, in modo che anche un algoritmo riesca a comprendere quali sono i punti forti del candidato. Insomma, non si finisce mai di ottimizzare il proprio curriculum vitae.

Evitare tabelle, immagini, o costruzioni particolari del documento

Ma come deve essere impostato, quindi, un curriculum vitae a prova di motore di ricerca? “In linea di massima, il CV pensato per il motore di ricerca non differisce molto dal curriculum ideale per il selezionatore: non ci devono essere strafalcioni, tutto il superfluo deve essere eliminato, e le doti più importanti devono essere messe in evidenza – continua Adami -. Ma non è tutto qui. Bisogna anche considerare il fatto che i software non sono in grado di comprendere qualsiasi tipo di contenuto: meglio evitare, quindi, tabelle e immagini, nonché costruzioni particolari del documento:. Un formato standard, se non per posizioni creative, è sempre ben accetto”.

Ricordarsi di evidenziare le parole chiave relative alle proprie competenze

A giocare un ruolo importante, poi, sono le parole chiave. Sì, perché nel momento in cui un recruiter è chiamato a selezionare un professionista con competenze relative ad esempio, alla Big Data Analytics, andrà a inserire quelle precise parole nel motore di ricerca. “Se quelle parole chiave non saranno presenti nel curriculum o nel profilo di LinkedIn – aggiunge ancora  l’esperta – difficilmente quel candidato, che magari potrebbe avere tutte le skills necessarie, comparirà tra le prime posizioni dopo la scrematura iniziale dei potenziali candidati”.

L’Intelligenza Artificiale ora diventa anche il nostro personal dj

Qualcuno in grado di scegliere per noi la musica in base al nostro umore. È l’intelligenza artificiale, naturalmente, che ora può diventare anche il nostro deejay personale, ovvero capace di scegliere al volo la musica più adatta a noi in base al nostro stato d’animo. Lo dimostrano le playlist create da un algoritmo messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università del Texas di Austin.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista americana Mis Quarterly, hanno già sollevato l’interesse di alcuni servizi di musica in streaming online, tentati dall’idea di poter offrire ai propri utenti servizi sempre più su misura.

Un algoritmo che sceglie le canzoni e le propone in un ordine prestabilito…

In pratica il software deejay è stato addestrato in modo da adattarsi perfettamente allo stato d’animo dell’ascoltatore, che viene riconosciuto dall’algoritmo in base alle sue reazioni ai brani musicali. Grazie a un sistema di apprendimento estremamente rapido l’algoritmo riesce non soltanto a capire quali canzoni potrebbero piacere all’utente in quel determinato momento, ma anche l’ordine esatto con il quale proporle. I brani vengono così organizzati dal software secondo una playlist “intelligente”, proprio come quella che potrebbe ideare un vero deejay in carne e ossa.

… ed è in grado di generare decine di migliaia di possibili sequenze

Ma come funziona il software deejay? Esattamente come un giocatore di scacchi. L’algoritmo infatti riesce a pianificare fino a dieci canzoni per volta. E mentre ne sta suonando una, genera decine di migliaia di possibili sequenze, per poi predire quale potrebbe essere la preferita dall’ascoltatore in quel preciso momento, e in quel determinato contesto. Inoltre, date le sue rapidissime capacità di apprendimento non ha bisogno di macinare quantità di dati storici per conoscere i gusti di ogni diverso utente, ma è in grado di intuirli nel giro di pochi minuti, ricominciando da capo ogni volta che cambia “ascoltatore”.

Nel futuro non solo playlist musicali, ma anche video, notizie e piatti da ordinare

Se non dovremo più nemmeno fare lo sforzo di cercare le canzoni adatte al nostro umore, presto potremmo delegare all’Intelligenza artificiale anche altre scelte. Secondo i ricercatori dell’Università del Texas, riporta una notizia Ansa, in un futuro non troppo lontano questo algoritmo potrà infatti consigliarci anche i video da guardare, le notizie da leggere e perfino i piatti da ordinare.

In pratica, sarà  molto più di un assistente digitale, ma un vero e proprio “cervello” che decide al posto nostro quello che desideriamo ascoltare, vedere, leggere e mangiare.

Nei nuovi curricula skills, tecnologia, passioni e pause dal lavoro

Se il mondo del lavoro e del recruitment sono in continuo mutamento anche i curricula devono adattarsi. I professionisti che oggi si affacciano sul mondo del lavoro sono destinati a lavorare più a lungo di qualsiasi altra generazione, rischiando di cambiare posto di lavoro con maggiore frequenza e collezionare maggiori pause dalla vita professionale. Tutto ciò ha un impatto sul processo di ricerca di lavoro, e di conseguenza, sul tipo di cv che i professionisti devono redigere. Man mano che i professionisti iniziano a sperimentare percorsi lavorativi non lineari, nei cv diventano infatti sempre più comuni pause di carriera tra un’occupazione e un’altra.

I “buchi” nella carriera di un professionista non sono un allarme rosso

Allo stesso tempo, i responsabili della selezione dovranno cambiare il modo con cui “leggere” uno screening, sfidando il luogo comune secondo cui  i “buchi” nella carriera di un professionista equivalgano a un allarme rosso.

“Se si è rimasti senza lavoro per un certo periodo di tempo, non ha senso ometterlo o cercare di nasconderlo truccando il proprio cv – avverte Alistair Cox, Ceo del gruppo Hays, azienda di recruitment specializzato -. Le pause di carriera stanno diventando sempre più comuni ed è bene imparare a mettere in risalto come si è messo a frutto quel periodo di inattività lavorativa”, che si tratti di volontariato, corsi di formazione o un anno sabbatico.

Le skills sono la “nuova valuta” da spendere quando si cerca lavoro

Le skills dei professionisti sono la “nuova valuta” da spendere quando si è alla ricerca di un lavoro, e con la tecnologia in continua evoluzione il valore della durata di un’abilità sta diventando sempre più breve. Per questo motivo chi cerca lavoro dovrebbe attribuire maggiore enfasi alle proprie skills rispetto all’excursus lavorativo passato. Il perfezionamento e la valorizzazione delle proprie competenze sono essenziali per il successo di un professionista. È anche auspicabile che si intraprendano percorsi formativi, dedicando tempo all’apprendimento per migliorare le proprie competenze, riporta Adnkronos.

“I responsabili delle risorse umane devono resistere alla tentazione di mettere il pilota automatico: meglio pensare a quali skills siano fondamentali per il ruolo che si sta ricercando – continua Cox – ora e negli anni futuri”.

Adattare il cv agli algoritmi e inserire anche hobby e passioni

La tecnologia sta rivoluzionando le dinamiche di selezione del personale. Sempre più spesso i cv vengono vagliati da elaborati sistemi computerizzati, e i professionisti devono iniziare ad adattare il proprio cv agli algoritmi più utilizzati. “Intelligenza Artificiale e algoritmi – aggiunge Cox – stanno diventando sempre più comuni nella fase di screening delle candidature. È bene riflettere attentamente su quali parole chiave è meglio utilizzare: ad esempio, riprendendo quelle già presenti nell’annuncio di lavoro a cui si sta rispondendo”. Inoltre, alle competenze è importante mostrare nel cv anche hobby e passioni. È fondamentale che gli Hr vedano il potenziale di un candidato anche oltre le sue esperienze professionali. Un cv ben scritto e ben strutturato può aprire molte porte, e rimane uno degli strumenti principali per riuscire a ottenere un colloquio per il lavoro dei propri sogni.

Allarme Sim Swap Fraud, la truffa che ruba i dati bancari dallo smartphone

Il pericolo sta nelle nostre tasche. Già, perché l’ultima frontiera degli hacker è quella di attaccare proprio lo smartphone, con l’obiettivo di avere accesso a dati sensibili, in particolare quelli bancari. Della serie, non si può mai stare tranquilli: non sono quindi sotto scacco solo pc e tablet, ma anche i nostri inseparabili telefonini che involontariamente diventano la chiave di accesso per il nostro conto corrente. Che, inutile quasi dirlo, rischia di essere svuotato dai malintenzionati. Ma di quale minaccia si parla esattamente? Il fenomeno, iniziato negli Stati Uniti, si chiama Sim Swap Fraud e, come rivela il nome, prende di mira proprio la sim. Ora questo pericolo è sempre più diffuso anche in Italia e i casi si moltiplicano.

Gli indizi dell’attacco

Avete presente quando volete caricare un foto o fare un post e improvvisamente il telefono si scollega dalla rete, rendendo impossibile qualsiasi operazione? Di norma, si pensa che sia un problema legato all’operatore telefonico, ma non sempre è così. Sono gli hacker che si mettono all’opera. La truffa è tutto sommato semplice, anche se dagli effetti gravissimi: quando l’hacker individua la sua vittima, procede all’acquisizione dei suoi dati e delle credenziali di accesso al servizio di home banking tramite la clonazione della scheda telefonica. In poco tempo l’utente riscontra il blackout della propria linea a seguito dell’annullamento della funzionalità.

Attenzione al processo di autenticazione per avere accesso all’home banking

Una volta clonata la sim, i truffatori possono avere accesso al conto e ovviamente utilizzarlo. E la colpa è anche un po’ nostra, perché “il numero di telefono è quasi sempre utilizzato come secondo fattore nel processo di autenticazione in due fasi – spiega Francesco Faenzi, direttore della Digital Trust di Soft Strategy, gruppo specializzato anche in cybersecurity, che ha lanciato l’allarme su questo tipo di frode -, specialmente ora che le banche stanno abbandonando il vecchio sistema delle chiavette dispositive”. I rischi, però, possono essere tenuto sotto controllo con alcune accortezza. “La conferma dell’identità dovrebbe passare attraverso sistemi più incisivi come l’utilizzo dei dati biometrici o di token fisici” aggiunge ancora l’esperto. E’ poi fondamentale “curare particolarmente la sicurezza delle proprie password conservandole mediante l’utilizzo di appositi password manager o dispositivi di sicurezza a due fattori come le chiavi di sicurezza hardware”. Infine, bisogna prestare attenzione al proprio smartphone: quando questo non riesce a connettersi per diversi minuti, conviene fare un controllo con la propria banca. Prevenire è meglio che curare…

Il 37% italiani è convinto che il lavoro sarà automatizzato in 5-10 anni

Rispetto ai colleghi europei i lavoratori italiani sono i più convinti che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni. Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate, e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici. Lo rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo, che evidenzia una diffusa consapevolezza tra i lavoratori europei dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche e la conoscenza delle materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics).

Il 69% degli italiani non è spaventato dall’impatto dell’automazione

Oltre un italiano su tre crede infatti che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni ((37%, +3% rispetto alla media globale), un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%).

Il 75% dei dipendenti se avesse 18 anni sceglierebbe una carriera in ambito digitale

Il 71% dei dipendenti, poi, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o Stem (72%, +6% sulla media generale), riporta Adnkronos.

Le imprese non investono per sviluppare le competenze del personale

Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale. Lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale). Solo in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione. Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze, e che in futuro sarà sempre più difficile.

Le soft skill trasversali per trovare lavoro più velocemente

Quali sono le soft skill richieste dalle aziende per entrare più velocemente nel mondo del lavoro? Le prime tre sono essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo, ma tra le altre competenze ritenute importanti, rientrano anche il saper prendere decisioni e risolvere i problemi (26,2%), fornire servizi adeguati ai clienti (23,7%), saper comunicare (22,4%), essere innovativi (21,1%), e conoscere una lingua straniera (5,1%), generalmente l’inglese. Almeno, secondo i risultati dello studio dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro dal titolo I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill.

Le caratteristiche che incidono sulla busta paga

Lo studio è stato condotto sulla base di dati amministrativi e non campionari, e ha analizzato quali caratteristiche sono ritenute indispensabili dalle imprese nel momento in cui decidono di assumere. E quanto incidono sulla retribuzione dei loro dipendenti. L’aumento in busta paga, ad esempio, è del 25,1% in più relativamente al requisito della persistenza, dell’8,4% sul primo stipendio per l’attitudine a riconoscere problemi, e al 6,3% per la capacità di lavorare in gruppo.

La professioni vincenti e quelle perdenti

Il rapporto redatto dall’Osservatorio si focalizza anche sulla classifica delle professioni vincenti, che dal 2012 al 2017 hanno registrato la maggiore crescita (+1,2 milioni) in valori assoluti del numero degli occupati, e delle prime professioni “perdenti”, spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi, che registrano, nello stesso periodo, la maggiore flessione del numero dei lavoratori. La crescita complessiva di 1,2 milioni di occupati nelle 29 professioni vincenti riguarda per una quota del 44% (529mila) quelle altamente qualificate, del 37% (452mila) quelle mediamente qualificate e solo del 19% (226mila) quelle non qualificate, riporta Adnkronos.

Adeguare le competenze alle esigenze delle imprese del futuro

“Il mondo del lavoro italiano è profondamente mutato negli ultimi anni. In questo contesto, i giovani con creatività, pragmatismo e capacità di lavorare in squadra possiedono un qualcosa in più che, se inserito all’interno di un curriculum ‘accattivante’, può fare la differenza offrendo loro maggiori opportunità di lavoro”, spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, è indispensabile per i giovani conoscere le abilità che fanno riferimento a personalità e atteggiamenti individuali, necessari per aumentare le probabilità di trovare impiego. La sfida della quarta rivoluzione industriale sarà vinta perciò dai Paesi che sapranno adeguare le competenze delle proprie risorse umane alle nuove esigenze delle imprese del futuro, dominate dalla diffusione dei robot e dell’intelligenza artificiale.

 

In Lombardia il food registra quasi 100 mila ingressi all’anno

Cuochi, camerieri e altre professioni nei servizi turistici, ma anche operai specializzati e conduttori di macchinari nell’industria alimentare: sono oltre 3000 le entrate previste dalle imprese a Milano ad aprile 2019, una su dieci sul totale di tutti i settori, e in un caso su due si tratta di giovani. Se si considerano anche Monza Brianza (530, 11,3% del totale) e Lodi (180, 16,5%), le entrate nel settore del food superano il numero di 4000, mentre nell’intera Lombardia le professioni del food registrano quasi 100 mila ingressi all’anno.

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio sui dati relativi ad aprile 2019 del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal.

Quasi 87 mila dipendenti assunti all’anno, in un caso su due si tratta di giovani

In Lombardia sono quasi 87 mila i dipendenti assunti all’anno dalle imprese, e in un caso su due si tratta di giovani. Le figure più richieste sono i camerieri (oltre 43 mila) e i cuochi (quasi 19 mila), a cui seguono gli addetti alla preparazione, alla cottura e alla distribuzione dei cibi (12 mila) e i baristi (11 mila). Ma ci sono anche gli addetti alla macelleria e pescheria (quasi 3 mila), i pasticceri e gelatai (2 mila), i conduttori di macchinari industriali per la lavorazione dei cereali, dei prodotti da forno e i panettieri e pastai (oltre mille).

Più difficile reperire pasticceri e pastai artigianali, e artigiani del settore caseario

Tra i dipendenti i giovani sono richiesti soprattutto come conduttori di macchinari per la produzione di caffè, tè, cioccolato e per i cereali (oltre il 90%), ma anche come camerieri (54%), pasticceri e gelatai (52%). Di più difficile reperimento i pasticceri e pastai artigianali (63%) e gli artigiani del settore caseario (30%), dove sono preferiti gli uomini (nell’83% dei casi), mentre le donne prevalgono nell’industria per la lavorazione dei cereali, delle spezie e della pasta (90,7%).

Opportunità di lavoro e un indotto in molti settori collegati

“Il settore del food offre importanti opportunità di lavoro nella ristorazione e negli alberghi, con un indotto in molti settori collegati”, dichiara Guido Bardelli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si tratta di un settore al centro dell’iniziativa Milano Food City, il fuorisalone dedicato al cibo del 7 e l’8 maggio, pensato anche per valorizzare e promuovere il variegato panorama enogastronomico italiano.

Il progetto è stato promosso dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Fiera Milano, ed è stato realizzato in collaborazione con le associazioni di categoria per i settori dei ristoratori e dei produttori nell’alimentare.

Scoperto Exodus, il malware che ha spiato centinaia di italiani

Sono centinaia gli italiani intercettati da Exodus, il software che raccoglie le informazioni degli utenti a loro insaputa. Lo spyware, distribuito sui dispositivi Android, è capace di bypassare i filtri di sicurezza Google: si tratterebbe di un malware governativo sviluppato da un’azienda italiana. “Riteniamo che sia stato sviluppato dalla società eSurv, di Catanzaro, dal 2016”, affermano i ricercatori che lo hanno identificato. Tempo fa la procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’indagine: la prima individuazione di Exodus infatti è avvenuta proprio nel capoluogo partenopeo.

Copie dello spyware sono state caricate su Google Play Store

“Abbiamo identificato copie di uno spyware sconosciuto che sono state caricate con successo sul Google Play Store più volte nel corso di oltre due anni – spiegano i ricercatori -. Queste applicazioni sono normalmente rimaste disponibili per mesi”.

Secondo gli esperti, il software spia è stato utilizzato tra il 2016 all’inizio del 2019, e copie dello spyware sono state trovate caricate su Google Play Store, camuffate da applicazioni di servizio di operatori telefonici. Sia le pagine di Google Play Store sia le finte interfacce di queste applicazioni malevole erano in italiano. Google, riporta Ansa, proprietaria di Play Store, il negozio digitale dove si scaricano le app, contattata dai ricercatori ha rimosso le applicazioni, e ha dichiarato che “grazie a modelli di rilevamento avanzati, Google Play Protect sarà ora in grado di rilevare meglio le future varianti di queste applicazioni”.

Due passaggi per raccoglieva dati e informazioni sensibili

Il software spia agiva in due passaggi. Il primo, Exodus One, raccoglieva informazioni base di identificazione del dispositivo infetto, in particolare il codice Imiei, che consente di identificare in maniera unica un telefono e il numero del cellulare. Una volta individuate queste informazioni passava alla fase Exodus Two, nella quale veniva installato un file che raccoglieva dati e informazioni sensibili dell’utente infettato, come la cronologia dei browser, le informazioni del calendario, la geolocalizzazione, i log di Facebook Messenger, le chat di WhatsApp. Secondo le statistiche pubblicamente disponibili, in aggiunta a una conferma di Google, la maggior parte di queste applicazioni hanno raccolto qualche decina di installazioni ciascuna, con un caso che superava le 350 unità. Tutte le vittime si trovano in Italia.

Nel frattempo la società eSurv è sparita da Internet

Nel frattempo la società eSurv sembra sparita da Internet. Se infatti si ricerca sul web la parola “eSurv” compare una pagina con la scritta notfound, e sulla pagina Facebook della società appare la dicitura “questo contenuto non è al momento disponibile”. Il Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti, approfondirà la vicenda, e a quanto si apprende, chiederà al Dis, il dipartimento che coordina l’attività delle agenzie di intelligence, notizie e aggiornamenti. Per il garante della Privacy Antonello Soro, si tratta di “un fatto gravissimo”.

Dal Politecnico di Milano un circuito elettronico che accelera il calcolo. E rivoluziona l’AI

Un nuovo circuito elettronico in grado di risolvere un sistema di equazioni lineari in una sola operazione della durata di alcune decine di nanosecondi. Lo ha sviluppato un team di scienziati del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano nell’ambito del progetto europeo ERC RESCUE (Resistive switch computing beyond CMOS). Le prestazioni di questo nuovo circuito, spiega una nota del Politecnico di Milano, sono superiori non solo ai computer digitali classici, ma addirittura agli avveniristici computer quantistici. E rivoluzioneranno le tecnologie dell’intelligenza artificiale, consentendo tempi di calcolo superveloci.

Un innovativo metodo di calcolo… in memoria

Ma cos’è un’equazione lineare? Risolvere un sistema di equazioni lineari significa trovare il vettore incognito x che soddisfa l’equazione Ax = b, dove A è una matrice di coefficienti e b il temine noto. Per risolvere questo problema un comune calcolatore digitale esegue un algoritmo che richiede numerosissime operazioni, che si traducono in un dispendio di tempo nonché di energia considerevoli. Il nuovo circuito sviluppato invece rende le operazioni molto più rapide. Perché risolve sistemi di equazioni lineari (Ax=b) grazie a un innovativo metodo di calcolo in memoria, dove i coefficienti della matrice A sono memorizzati in uno speciale dispositivo detto memristore.

È il memristore a rendere il calcolo rapidissimo

Il memristore, dall’inglese memristor, unione di memoria e resistore (un tipo di componente elettrico destinato a opporre una specifica resistenza elettrica al passaggio della corrente elettrica), è in grado di memorizzare valori analogici. Una matrice di memristori perciò è in grado di mappare nel circuito una matrice di coefficienti A, permettendo di rendere il calcolo rapidissimo. La matrice di memristori è stata sviluppata nella Clean Room del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano. Il circuito a memristori è stato sperimentato e validato su una vasta gamma di problemi algebrici, come il calcolo per stabilire il ranking di siti internet, oppure per risolvere complicate equazioni differenziali, riferisce Askanews, come ad esempio l’equazione di Schrödinger per il calcolo di funzioni d’onda quantistiche di un elettrone.

Una rivoluzione per la tecnologia dell’intelligenza artificiale

Grazie al memristore tutte queste operazioni sono condotte in una unica operazione. Quindi presto sarà possibile lo sviluppo di una nuova generazione di acceleratori di calcolo che rivoluzionerà la tecnologia dell’intelligenza artificiale. I risultati delle ricerche sul nuovo circuito condotte al Polimi sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista PNAS dell’Accademia Nazionale di Scienze degli Usa.

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