Le regole di contanti e assegni: il decalogo dell’Abi

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“Un’iniziativa di informazione che si coniuga con l’esigenza di una maggiore tutela e sicurezza a vantaggio di tutti i cittadini”: con questa parole l’Abi, Associazione bancaria italiana, presenta la sua campagna informativa per ricordare le principali regole di utilizzo del contante, degli assegni e dei libretti al portatore contenute nelle normative antiriciclaggio e aggiornate con le recenti misure europee recepite l’anno scorso. Per facilitare le operazioni bancarie a cittadini e imprese, l’Abi ha realizzato un vero e proprio decalogo dei dieci aspetti assolutamente da sapere, riportato da Askanews.

3.000 euro il limite del contante

E’ vietato il trasferimento tra privati, senza avvalersi dei soggetti autorizzati (ad esempio banche), di denaro contante e di titoli al portatore (ad esempio assegni senza indicazione del beneficiario) di importo complessivamente pari o superiore a 3.000 euro.

Clausola non trasferibile

Gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a 1.000 euro devono riportare – oltre a data e luogo di emissione, importo e firma – l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile”. Occorre prestare particolare attenzione se si utilizza un modulo di assegno ritirato in banca da molto tempo. Se la dicitura non è presente sull’assegno, bisogna ricordarsi di apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro.

Assegni con clausola prestampata

Le banche, alla luce delle disposizioni di legge, consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata di non trasferibilità.

Per assegni in forma libera serve la richiesta

Chi vuole utilizzare assegni in forma libera, per importi inferiori a 1.000 euro, può farlo presentando una richiesta scritta alla propria banca.

E il bollo da 1,50 euro

Per ogni assegno rilasciato o emesso in forma libera e cioè senza la dicitura “non trasferibile” è previsto dalla legge il pagamento a carico del richiedente l’assegno di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato.

Conti e libretti anonimi: vietati

E’ vietata l’apertura di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia ed è anche vietato il loro utilizzo anche laddove aperti in uno Stato estero. I libretti di deposito, bancari e postali, possono essere emessi solo in forma nominativa.

A fine 2018 basta libretti al portatore

Per chi detiene ancora libretti al portatore è prevista una finestra di tempo per l’estinzione, con scadenza il 31 dicembre 2018, resta comunque vietato il loro trasferimento;

Sanzioni fino a 50mila euro per contanti e assegni

In caso di violazioni per la soglia dei contanti e degli assegni (come la mancata indicazione della clausola “Non trasferibile”) la sanzione varia da 3.000 a 50.000 euro.

E fino a 500 euro per i libretti al portatore

Per il trasferimento dei libretti al portatore la sanzione può variare da 250 a 500 euro. La stessa sanzione si applica nel caso di mancata estinzione dei libretti al portatore esistenti entro il termine del 31 dicembre 2018.

Super sanzione per i conti anonimi

Per l’utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti anonimi o con intestazione fittizia la sanzione è in percentuale e varia dal 10 al 40% del saldo.

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Bollette a 28 giorni, ecco a quanto ammonterebbero i rimborsi

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Dopo le polemiche e le norme, arrivano anche i conti. A farli è SosTariffe.it, che ha stabilito quanto potrebbero dover pagare gli operatori delle telecomunicazioni ai nuovi clienti del 2017 dopo la decisione Agcom che impone ai provider di rimborsare quanto chiesto in più per la fatturazione a 28 giorni. L’importo calcolato è di oltre 1.160.000 euro, mica bruscolini. Secondo l’indagine condotta dal portale di comparazione, ogni utente ha pagato in 2,09 euro al mese – ovvero circa 26,45 euro in un anno – in più. Pertanto il rimborso che si potrebbe ottenere, dati alla mano, è di circa 19 euro a utente.

Cosa dice la delibera Agcom

La delibera Agcom (n. 498/17/CONS) afferma che gli operatori sono tenuti a “stornare gli importi corrispondenti al corrispettivo per il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti dagli utenti in termini di erogazione del servizio a causa del disallineamento fra ciclo di fatturazione quadri-settimanale e ciclo di fatturazione mensile”. La data fissata al 23 giugno si deve al fatto che la precedente delibera Agcom aveva imposto che il ritorno ai 30 giorni dovesse concludersi entro tale data. “Tuttavia nessuno dei provider interessati si è adeguato nei tempi richiesti, ecco perché la decisione di imporre lo storno di quanto fatturato in più ai clienti a partire da tale data”.

Un’analisi a 360 gradi

Il portale ha pertanto stimato il possibile rimborso ottenibile dagli utenti interessati, rimborso che andrebbe effettuato con uno storno direttamente in fattura. “L’analisi ha riguardato le offerte attivabili nel 2017 ed il rimborso è stato calcolato tenendo conto solo dei nuovi utenti, che hanno sottoscritto un nuovo contratto per la linea fissa con Internet nel 2017. Secondo questi calcoli ogni utente potrebbe ricevere in media un rimborso di 18,83 euro una tantum per il periodo tra giugno 2017 e aprile 2018 (scadenza massima entro la quale i provider dovrebbero adeguarsi a questa normativa)”, riporta il sito.

Quanto hanno guadagnato i provider? E quanto dovrebbero pagare?

Con la fatturazione ogni 28 giorni, in media gli utenti che hanno attivato un’offerta Adsl o Fibra hanno speso ogni mese 2,09 euro in più. Una mossa che avrebbe portato nelle casse dei provider, informa il portale di comparazioni, circa 130.000 euro al mese. A livello annuale, questo introiti toccherebbe la cifra di più di 1.640.000 euro. Se i fornitori di servizi si dovessero trovare nella condizione di rimborsare gli utenti, potrebbero dover sborsare 1.168.345 euro soltanto per quanto riguarda i nuovi contratti attivati nel 2017. Adesso bisognerà aspettare l’esito del ricorso al Tar presentato dalle compagnie telefoniche. Se andasse male per gli operatori, saranno resi noti anche i termini e le modalità per ottenere i rimborsi.

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Parrucchieri, in Italia 6 su 10 chiudono. La colpa? Soprattutto dell’abusivismo

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E chi l’avrebbe mai detto? In un mercato del lavoro sempre più asfittico e difficile, a un occhio poco attento il settore dei parrucchieri sembrerebbe esente dalla crisi. Eppure, non è così. Anzi. Solo un esercizio su 10 in Italia ottiene buoni margini e “vive bene”, tre negozi tirano a campare e addirittura sei parrucchieri su 10 si vedono costretti a chiudere.

Parrucchieri e barbieri, quando non basta un taglio

Sono 102.841 le imprese italiane di parrucchieri e barbieri registrate a fine novembre 2017 contro 102.509 del 2016 (+0,3%) e 103.092 del 2012 (0,2%). Le cifre del comparto sono emerse da uno studio dell’osservatorio degli ‘Imprenditori della Bellezza’ presentato da CNA Confederazione Nazionale Artigiani. I dati, elaborati dalla Camera di commercio di Milano sui dati nazionali del registro imprese al terzo trimestre 2017, rivelano una situazione di forte stagnazione, con punte negative in Liguria (-1,5% rispetto al 2016) e Campania (-1,4%) e aspetti invece positivi in Lazio (+2,5%) e Trentino Alto Adige (+1,6%).

L’abusivismo dilagante il vero problema

“Ciò che non emerge dai numeri, ma che ha un peso determinante sulla crescita del settore è il dilagare dell’abusivismo. Si conta che ci sia almeno un operatore abusivo per ogni acconciatore regolare. Considerando che i passaggi annui medi in salone sono passati dai 10 del 2007 ai 5 del 2016, la situazione degli acconciatori irregolari aggrava una situazione già di per sé difficile. CNA è in prima linea con azioni e proposte per arginare il fenomeno e rispondere alle mutazioni di mercato, tra il cosiddetto ‘affitto di poltrona’ ovvero la possibilità di collaborazione tra imprese nello stesso locale. Stiamo inoltre chiedendo un’aliquota IVA agevolata al 10 %. In Europa già esiste questa previsione: in alcuni Paesi come Francia, Spagna e Olanda questo ha creato fatturato ed occupazione ed emersione del sommerso” spiega Antonio Stocchi, Presidente Nazionale CNA Benessere e Sanità.

Vincono specializzazione e imprenditorialità

Tuttavia, gli imprenditori di successo anche in questo settore così messo a dura prova non mancano di certo. Le chiavi per emergere, e per far fruttare la propria attività, sono sempre le stesse, anche nell’apparente mondo dorato dell’hair styling. Le direttrici per vincere la competizione sono alta specializzazione da un lato, ovvero la capacità di creare un proprio stile creativo e una propria firma, e lo sviluppo imprenditoriale dall’altro. Insomma, anche tra shampoo, tagli, colorazioni, barba e messa in piega, chi si ferma è perduto.

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Italiani, popolo di longevi: lo dice l’ultimo rapporto Istat

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Lunga vita agli italiani. In base agli ultimi dati resi noti recentemente dall’Istat, chi ha avuto la fortuna di nascere nel Belpaese ha anche ottime chance di condurre un’esistenza che supera gli ottant’anni.

“Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) mentre nei confronti del 2013 si allunga di oltre 7 mesi”: ecco il commento dell’Istituto di Statistica in merito all’indicatore di mortalità della popolazione residente nel 2016.

Le donne si confermano le più longeve

Come di consueto, la speranza di vita alla nascita risulta più elevata per le donne, 85 anni. Tuttavia la differenza tra aspettativa di longevità tra signore e signori non è così elevata: il vantaggio nei confronti degli uomini, 80,6 anni, si attesta a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita spiega ancora l’Istat, aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. “Nelle condizioni date per il 2016, questo significa che un uomo di 65 anni può oltrepassare la soglia degli 84 anni mentre una donna di pari età può arrivare a superare il traguardo delle 87 candeline” spiega l’Istituto di Statistica.

Cambiano i rischi e le prospettive

“L’aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015 si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile” spiega il rapporto Istat. Rispetto a 40 anni fa, recita la nota, la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata. Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all’età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all’età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.

L’aspettativa di vita è più alta al Nord-evest

Sebbene nel 2016 si assottiglino le differenze territoriali in merito alle possibilità di sopravvivere a lungo, i valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

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L’Italia punta alle energie rinnovabili: possibile traguardo per il 2050?

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Italia 100% green in poco più di 30 anni? Pare essere un traguardo raggiungibile. In base a uno studio condotto da super ricercatori delle Università di Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus, pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica, per il nostro paese si tratta di un obiettivo possibile entro il 2050. Lo conferma anche l’Anev, l’Associazione Nazionale Energia del Vento che riunisce 70 aziende che operano nel settore eolico, come riporta l’agenzia di stampa Ansa. Superfluo sottolineare i benefici a livello economico, ambientale e di salute dei cittadini che un simile scenario comporterebbe.

139 Paesi analizzati

La ricerca effettuata dalle quattro prestigiose università analizza i possibili scenari relativi al sistema energetico di 139 Paesi sulla base della domanda dei settori trasporti, riscaldamento/raffrescamento, industria, agricoltura, foreste e pesca. La conclusione è positiva e per certi versi inaspettata: la possibilità che le energie siano tutte rinnovabili “Wws” (wind, water and sunlight) si può raggiungere già nel 2030 con una percentuale dell’80%, che diventerà del 100% nel 2050.

Italia, i costi scenderebbero

Per quanto riguarda l’Italia, gli analisti prevedono un carico di domanda complessivo al 2050 di 240,5 GW nello scenario “Business as usual” (Bau) di cui 33,3% dal settore trasporti, 25,8% dal residenziale, 25,7% dall’industria, 13,5% dal terziario e 1,7% da agricoltura e pesca. Se fosse invece raggiunto il Wws (wind, water and sunlight) , il carico non supererebbe i 134,9 GW (-43,9% rispetto al Bau), con residenziale al 32,3%, industria al 25,5%, trasporti al 20,4%, terziario al 19,2% e agricoltura e pesca al 2,5%). In questo contesto, si avrebbero decisi vantaggi a livello economico: il costo dell’energia potrebbe scendere da 9,68 cent di dollaro/kWh nel 2013 a 7,66 cent di dollaro/kWh nel Wws. Tradotto in cifre, l’ipotesi Wws significa un isparmio procapite di 382 dollari all’anno, che sale a 7.733 dollari all’anno considerando anche i minori costi climatici (-3.870 dollari/anno) e sanitari legati all’inquinamento (-3.481 dollari/anno).

Popolazione più sana e più posti di lavoro

Se l’Italia diventasse “tutta rinnovabile”, avverte la ricerca, si potrebbero evitare al 2050 fino a 46.543 morti premature all’anno per inquinamento (scenario medio 20.577 decessi evitati) e creare 485.857 nuovi posti di lavoro, considerando anche quelli eventualmente persi nel settore fossili. A livello globale, lo scenario Wws al 2050 creerebbe 24,3 milioni di posti di lavoro in più e soprattutto si tradurrebbe in un risparmio di vite di 3,5 milioni di persone. Senza contare il risparmio sui costi dell’inquinamento, valutabili in 22.800 miliardi di dollari all’anno, e climatici per 28.500 miliardi di dollari annui.

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Asciugamani elettrici? Il leader è Mediclinics

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Uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di entrare in contatto con microbi e batteri vari, sono i servizi igienici dei bagni pubblici. Sia che si tratti della toilette di un centro commerciale, ristorante, stazione ferroviaria o aeroporto, la zona dei servizi igienici è spesso un pericoloso contenitore di agenti patogeni che possono essere causa di fastidiose infezioni. Questo è proprio il motivo per cui l’utenza evita, nei limiti del possibile, di utilizzare i bagni pubblici se non in situazioni di emergenza.

Chi gestisce uno qualsiasi di questi spazi ha tutto l’interesse a fare in modo che il pubblico possa trovarsi a suo agio e che la permanenza all’interno della struttura possa essere il più piacevole e rilassante possibile. Tra gli elementi maggiormente in grado di veicolare microbi e batteri ci sono panni e fazzoletti messi a disposizione degli utenti per asciugare le mani dopo averle lavate. Questi sgraditi ospiti si annidano infatti soprattutto qui e proliferano, trasferendosi facilmente sulle mani. Ecco perchè ristoranti, palestre, hotel ed altri luoghi ed esercizi commerciali stanno ormai, da diversi anni, abbandonando la carta per offrire ai propri utenti sistemi di asciugatura elettrica.

Sul mercato, di conseguenza, sono letteralmente proliferate aziende che commercializzano asciugamani elettrici, ma non solo: l’attenzione del mercato è cambiata, ed anche i maggiori siti di e-commerce propongono oggi prodotti più o meno efficienti a prezzi anche irrisori. Non è tra queste Mediclinics: possiamo sicuramente afferamre che l’asciugamani elettrico Mediclinics, qualsiasi sia la categoria di riferimento, è un dispositivo di ultima generazione che asciuga perfettamente le mani con il suo potente getto. Con i modelli più potenti, infatti, sono sufficienti 8/10 secondi per una completa asciugatura delle mani.

Oggi il sito web di Mediclinics affronta con molta serietà l’argomento, mostrando al visitatore una vasta scelta di prodotti che non si limitano ai soli asciugameni elettrici, ma comprendono anche hotellerie, asciugacapelli e dispenser per il bagno. Caratteristica della multinazionale spagnola è quella di realizzare i propri articoli interamente in Europa, garantendo quindi la più totale sicurezza, dal momento che vengono progettati per adempiere ai più rigorosi standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

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Per fare una casa ci vuole il business to business

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Internet e il maggior grado di informatizzazione stanno rivoluzionando la disciplina della supply chain management, ovvero l’insieme delle attività logistiche e di gestione delle forniture da parte di un’azienda. Con l’e-commerce e le nuove possibilità offerte dal web cambia l’organizzazione verticale della catena della distribuzione, e si creano invece reti d’impresa che affrontano la logistica e la fornitura in chiave strategica. Ottimizzare i flussi materiali delle merci, ma anche quelli immateriali (informazioni) e gestire le singole attività e processi può portare, alla fine, a una maggiore redditività del business, quindi è importante attivare un circolo virtuoso che consenta un coordinamento delle singole attività aziendali, in modo da abbassare i costi.

Nel rilevante settore delle costruzioni, dove gli investimenti ammontano a oltre 145 milioni di euro e rappresentano quasi il 10% degli impieghi del Pil, troviamo un classico esempio di come diverse imprese e competenze tecnologiche provenienti da settori diversi, debbano coesistere in una sorta di rete per raggiungere il migliore obiettivo. In edilizia troviamo aziende che lavorano alla struttura portante degli edifici; ci sono poi le aziende operanti nell’impiantistica, molte delle quali provengono dai nuovi settori dell’efficientamento energetico e della domotica. Non mancano, infine, le aziende che si occupano di finiture. Le aziende appartenenti a questi tre insiemi di imprese, non sono capaci di operare da sole e in loco, così si verificano frequenti casi di preassemblaggio delle strutture, degli impianti e perfino delle finiture. La regia di tutto ciò è, di solito, affidata a un general contractor, che deve gestisce i rapporti con le grandi imprese di componenti industriali (ceramiche, metalli, cemento), le imprese medie e le piccole e specializzate realtà che compiono il loro lavoro direttamente in cantiere.

Ebbene, i costi di supply chain nel settore costruzioni oggi posso subire una razionalizzazione grazie ad internet. Ad esempio si risparmia sui costi di raccolta informazione sui venditori, le transazioni, la comunicazione. Anche i costi di decisone, controllo e contenzioso appaiono inferiori, così il modello organizzativo a rete consente di centrare l’obiettivo della soddisfazione del cliente finale, mantenendo un elevato grado di collaborazione tra le imprese coinvolte per rendere lean (snello) il processo, rispettando il capitale investito. Una più proficua collaborazione nel business to business può, in altre parole, collegare meglio produzione, logistica e marketing; integrare la domanda con la fornitura; pianificare i materiali che verranno usati; ottimizzare gli impianti; gestire al meglio gli ordini; prevedere nel modo più preciso la domanda di un determinato prodotto.

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Ristoranti, il cibo surgelato va dichiarato. Si rischia grosso

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Vietato barare, o meglio omettere delle informazioni. I ristoratori, infatti, devono esplicitare con chiarezza sui menù se il cibo o alcune pietanze che servono sono surgelate. Niente contro questo procedimento di conservazione, per carità: solo che il surgelato va dichiarato. Si tratta di una norme che va ovviamente nella direzione della difesa dei consumatori, che devono sempre sapere cosa mangiano e quanto spendono. A questo proposito, la legge è severissima: i ristoratori che offrono prodotti conservati nel freezer o nei congelatori senza informare correttamente i loro avventori rischiamo infatti pene pesanti, ovvero multe fino a duemila euro e addirittura la reclusione nei caso più gravi. Per la legge, infatti, l’omissione di questa indicazione nel menù corrisponde a una frode commerciale.

Surgelato non indicato? Sono guai seri

Ma c’è di più: gli esercenti della ristorazione dovrebbero addirittura segnalare in modo chiaro se detengono pesce o carne surgelato. Non rispettare questa indicazione può essere davvero rischioso. Recentemente, ricorda una primaria agenzia di stampa, un ristoratore di Milano è stato condannato in Cassazione a pagare una multa di 200 euro per frode in commercio, più tutte le spese legali e processuali e pure altri 2 mila euro come ulteriore multa alla Cassa delle Ammende.

Non c’entra la qualità

Insomma, i ristoratori italiani dovrebbero stare bene attenti a quello che scrivono (o non scrivono) nei loro menù. Il principio della legge, infatti, non si basa sulla qualità o meno dei prodotti serviti, bensì solo e soltanto sui processi di conservazione degli stessi. Se il cibo non è fresco, ma congelato, surgelato o anche ‘abbattuto’ (un processo che abbassa velocemente di molti gradi sotto lo zero la temperatura degli alimenti) chi lo consuma deve saperlo.

Precedenti in tutti i settori della ristorazione

I precedenti aumentano di anno in anno e attraverso le sentenze arriviate fino in Cassazione la giurisprudenza si arricchisce di ulteriori elementi. Nel corso del tempo sono finiti nei pasticci (è proprio il caso di dirlo…) pasticcerie di lusso che preparano torte o dolci che prevedono un passaggio in abbattitore così come ristoranti di ogni tipologia che mettono in tavola cibi congelati.  E già, perché basta che durante un controllo gli esperti trovino qualche pietanza o prodotto conservato nel congelatore per far scattare la multa, a meno che le modalità di conservazione non siano espressamente dichiarate sul menù. La sentenza n. 34783 della terza corte penale non lascia spazio a dubbi. Recita: “Anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù, nella cucina di un ristorante, configura il tentativo di fronde in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore”.

 

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3 regali estivi che ogni bambino merita di avere

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Arriva l’estate, tempo di giochi, colori, sole, spiaggia, gelati e scherzi. Almeno nell’immaginario dei bambini, l’estate è soprattutto questo, e gli adulti dovrebbero sforzarsi di assecondare la natura scanzonata di tale stagione, almeno per due ragioni. La prima è che ogni bambino, dopo i lunghi mesi dell’asilo o della scuola elementare, ha la necessità di assaporare un maggior senso di libertà e svago, e il gioco, il confronto con gli altri e la scoperta sono un toccasana per il suo equilibrio psico-fisico. La seconda ragione è che portare i bambini al mare, al parco o in un luogo divertente significa strapparli per ore intere dallo smartphone, dagli schermi a cristalli liquidi e dai giochi più o meno elettronici che li circondano nell’era moderna. Ben vengano, dunque, i pomeriggi diversi, spensierati, con giochi costruiti da aziende serissime, quindi sicuri e studiati per tirare fuori estro, abilità e doti nascoste dai nostri ragazzi.

Sott’acqua. Il primo regalo estivo che potrebbe funzionare per un bambino/a o un ragazzo/a è una maschera per lo snorkeling. In questo modo si andrà alla scoperta del mondo subacqueo, sempre accompagnati dagli adulti, e alla ricerca visiva di pesci, molluschi e alghe dalle forme non meno stimolanti di quelle di un cartone Disney. Attualmente sul web o da Decathlon è possibile acquistare un’evoluzione della comune maschera da snorkeling, con soluzioni molto semplificate nell’uso del boccaglio, nell’aderenza al viso, nella lente anti appannamento e di generose dimensioni, per avere una visuale nettamente più ampia e libera sott’acqua. Anche la taglia è facile da trovare, perché esistono solo due misure, adattabili ad ogni viso.

Sulla terraferma. Portare i bambini a giocare dentro i gonfiabili, oggi costruiti in modo molto sicuro, può dare loro il piacere di accedere a un regno di giochi incantati sulla terraferma. Scivoli gonfiabili, percorsi giochi e tantissime forme che ricreano draghi, castelli, piovre e balene, hanno il potere d’impreziosire spazi esterni grigi e inutilizzati e trasportare i più piccoli in mondi travolgenti, da scoprire con la vista e il tatto, da sfidare con l’equilibrio, sempre con il massimo grado di sicurezza e affidabilità. Alcuni di questi gonfiabili, poi, sono capaci di ricreare quello spirito collettivo del gioco che nell’era dei computer sembrava ormai perso. Uno dei giochi gonfiabili più venduto, ad esempio, è il calcio saponato, molto richiesto da ludoteche, lidi, strutture e parchi ricreativi. Un gioco che può avere un valore educativo e formativo incalcolabile.

Nel cielo. Far alzare lo sguardo dei più piccoli dagli schermi, per volgerlo al cielo. Con l’aquilone si può. Vedere volare in aria questo oggetto colorato genera stupore, curiosità, domande sul creato, sul peso dei corpi e la forza di gravità. Ci sono numerosi festival dell’ aquilone in Italia, a Cervia, Capo San Vito, Ferrara, Urbino. Ben vengano le gite fuori porta, ma far volare un aquilone, e farlo per mano propria, è un’esperienza emozionante anche quando il cielo è tutto per un bambino.

 

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R&T serramenti blindati

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I serramenti blindati rappresentano, ad oggi, il più efficace tra i sistemi di antintrusione e antieffrazione presenti sul mercato. Se allarmi e altri sistemi elettronici sono comunque “vulnerabili” ed hanno delle falle che consentono ai malintenzionati di mettere fuori uso qualsiasi tipo di dispositivo, riuscire a manomettere dei serramenti blindati risulta essere decisamente più difficile e richiede del tempo di cui solitamente i malviventi non dispongono. Questo è il motivo per cui oggi gli istituti di credito, così come tantissime altre realtà commerciali, preferiscono adottare dei serramenti blindati per bloccare sul nascere qualsiasi tipo di intrusione e salvaguardare così il denaro o la merce custodita all’interno dei locali.

R&T è una azienda nota nel settore per la qualità dei serramenti blindati che produce, e tale impegno ha prodotto anche importanti collaborazioni con società che lavorano proprio nell’ambito della sicurezza. Parliamo di soluzioni assolutamente personalizzabili in base alle necessità del cliente, sia per quel che riguarda la tipologia di lavorazione che per le dimensioni e le finiture. R&T impiega dunque alluminio lavorato a freddo ma anche a taglio termico, per prodotti destinati a durare nel tempo e a garantire tutta la sicurezza necessaria a chi desidera proteggere da intrusioni indesiderate la propria sede, attività commerciale o abitazione.

Sulla base delle necessità del cliente, con particolare riferimento al livello di antieffrazione che si desidera ottenere, è possibile impiegare sistemi interamente composti da alluminio o alluminio combinato con acciaio, che viene inserito all’interno dei profili andando così ad aumentarne la resistenza. Proteggere la propria sede o abitazione è un’esigenza di tutti, e farlo con i serramenti blindati R&T (le cui certificazioni vanno dalla classe 1 alla classe 4) è la soluzione più adatta per garantirsi il massimo della sicurezza, per questo motivo è la prima scelta di tantissimi istituti di credito italiani.

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