Nei nuovi curricula skills, tecnologia, passioni e pause dal lavoro

Se il mondo del lavoro e del recruitment sono in continuo mutamento anche i curricula devono adattarsi. I professionisti che oggi si affacciano sul mondo del lavoro sono destinati a lavorare più a lungo di qualsiasi altra generazione, rischiando di cambiare posto di lavoro con maggiore frequenza e collezionare maggiori pause dalla vita professionale. Tutto ciò ha un impatto sul processo di ricerca di lavoro, e di conseguenza, sul tipo di cv che i professionisti devono redigere. Man mano che i professionisti iniziano a sperimentare percorsi lavorativi non lineari, nei cv diventano infatti sempre più comuni pause di carriera tra un’occupazione e un’altra.

I “buchi” nella carriera di un professionista non sono un allarme rosso

Allo stesso tempo, i responsabili della selezione dovranno cambiare il modo con cui “leggere” uno screening, sfidando il luogo comune secondo cui  i “buchi” nella carriera di un professionista equivalgano a un allarme rosso.

“Se si è rimasti senza lavoro per un certo periodo di tempo, non ha senso ometterlo o cercare di nasconderlo truccando il proprio cv – avverte Alistair Cox, Ceo del gruppo Hays, azienda di recruitment specializzato -. Le pause di carriera stanno diventando sempre più comuni ed è bene imparare a mettere in risalto come si è messo a frutto quel periodo di inattività lavorativa”, che si tratti di volontariato, corsi di formazione o un anno sabbatico.

Le skills sono la “nuova valuta” da spendere quando si cerca lavoro

Le skills dei professionisti sono la “nuova valuta” da spendere quando si è alla ricerca di un lavoro, e con la tecnologia in continua evoluzione il valore della durata di un’abilità sta diventando sempre più breve. Per questo motivo chi cerca lavoro dovrebbe attribuire maggiore enfasi alle proprie skills rispetto all’excursus lavorativo passato. Il perfezionamento e la valorizzazione delle proprie competenze sono essenziali per il successo di un professionista. È anche auspicabile che si intraprendano percorsi formativi, dedicando tempo all’apprendimento per migliorare le proprie competenze, riporta Adnkronos.

“I responsabili delle risorse umane devono resistere alla tentazione di mettere il pilota automatico: meglio pensare a quali skills siano fondamentali per il ruolo che si sta ricercando – continua Cox – ora e negli anni futuri”.

Adattare il cv agli algoritmi e inserire anche hobby e passioni

La tecnologia sta rivoluzionando le dinamiche di selezione del personale. Sempre più spesso i cv vengono vagliati da elaborati sistemi computerizzati, e i professionisti devono iniziare ad adattare il proprio cv agli algoritmi più utilizzati. “Intelligenza Artificiale e algoritmi – aggiunge Cox – stanno diventando sempre più comuni nella fase di screening delle candidature. È bene riflettere attentamente su quali parole chiave è meglio utilizzare: ad esempio, riprendendo quelle già presenti nell’annuncio di lavoro a cui si sta rispondendo”. Inoltre, alle competenze è importante mostrare nel cv anche hobby e passioni. È fondamentale che gli Hr vedano il potenziale di un candidato anche oltre le sue esperienze professionali. Un cv ben scritto e ben strutturato può aprire molte porte, e rimane uno degli strumenti principali per riuscire a ottenere un colloquio per il lavoro dei propri sogni.

Allarme Sim Swap Fraud, la truffa che ruba i dati bancari dallo smartphone

Il pericolo sta nelle nostre tasche. Già, perché l’ultima frontiera degli hacker è quella di attaccare proprio lo smartphone, con l’obiettivo di avere accesso a dati sensibili, in particolare quelli bancari. Della serie, non si può mai stare tranquilli: non sono quindi sotto scacco solo pc e tablet, ma anche i nostri inseparabili telefonini che involontariamente diventano la chiave di accesso per il nostro conto corrente. Che, inutile quasi dirlo, rischia di essere svuotato dai malintenzionati. Ma di quale minaccia si parla esattamente? Il fenomeno, iniziato negli Stati Uniti, si chiama Sim Swap Fraud e, come rivela il nome, prende di mira proprio la sim. Ora questo pericolo è sempre più diffuso anche in Italia e i casi si moltiplicano.

Gli indizi dell’attacco

Avete presente quando volete caricare un foto o fare un post e improvvisamente il telefono si scollega dalla rete, rendendo impossibile qualsiasi operazione? Di norma, si pensa che sia un problema legato all’operatore telefonico, ma non sempre è così. Sono gli hacker che si mettono all’opera. La truffa è tutto sommato semplice, anche se dagli effetti gravissimi: quando l’hacker individua la sua vittima, procede all’acquisizione dei suoi dati e delle credenziali di accesso al servizio di home banking tramite la clonazione della scheda telefonica. In poco tempo l’utente riscontra il blackout della propria linea a seguito dell’annullamento della funzionalità.

Attenzione al processo di autenticazione per avere accesso all’home banking

Una volta clonata la sim, i truffatori possono avere accesso al conto e ovviamente utilizzarlo. E la colpa è anche un po’ nostra, perché “il numero di telefono è quasi sempre utilizzato come secondo fattore nel processo di autenticazione in due fasi – spiega Francesco Faenzi, direttore della Digital Trust di Soft Strategy, gruppo specializzato anche in cybersecurity, che ha lanciato l’allarme su questo tipo di frode -, specialmente ora che le banche stanno abbandonando il vecchio sistema delle chiavette dispositive”. I rischi, però, possono essere tenuto sotto controllo con alcune accortezza. “La conferma dell’identità dovrebbe passare attraverso sistemi più incisivi come l’utilizzo dei dati biometrici o di token fisici” aggiunge ancora l’esperto. E’ poi fondamentale “curare particolarmente la sicurezza delle proprie password conservandole mediante l’utilizzo di appositi password manager o dispositivi di sicurezza a due fattori come le chiavi di sicurezza hardware”. Infine, bisogna prestare attenzione al proprio smartphone: quando questo non riesce a connettersi per diversi minuti, conviene fare un controllo con la propria banca. Prevenire è meglio che curare…

Il 37% italiani è convinto che il lavoro sarà automatizzato in 5-10 anni

Rispetto ai colleghi europei i lavoratori italiani sono i più convinti che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni. Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate, e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici. Lo rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo, che evidenzia una diffusa consapevolezza tra i lavoratori europei dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche e la conoscenza delle materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics).

Il 69% degli italiani non è spaventato dall’impatto dell’automazione

Oltre un italiano su tre crede infatti che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni ((37%, +3% rispetto alla media globale), un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%).

Il 75% dei dipendenti se avesse 18 anni sceglierebbe una carriera in ambito digitale

Il 71% dei dipendenti, poi, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o Stem (72%, +6% sulla media generale), riporta Adnkronos.

Le imprese non investono per sviluppare le competenze del personale

Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale. Lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale). Solo in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione. Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze, e che in futuro sarà sempre più difficile.

Le soft skill trasversali per trovare lavoro più velocemente

Quali sono le soft skill richieste dalle aziende per entrare più velocemente nel mondo del lavoro? Le prime tre sono essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo, ma tra le altre competenze ritenute importanti, rientrano anche il saper prendere decisioni e risolvere i problemi (26,2%), fornire servizi adeguati ai clienti (23,7%), saper comunicare (22,4%), essere innovativi (21,1%), e conoscere una lingua straniera (5,1%), generalmente l’inglese. Almeno, secondo i risultati dello studio dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro dal titolo I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill.

Le caratteristiche che incidono sulla busta paga

Lo studio è stato condotto sulla base di dati amministrativi e non campionari, e ha analizzato quali caratteristiche sono ritenute indispensabili dalle imprese nel momento in cui decidono di assumere. E quanto incidono sulla retribuzione dei loro dipendenti. L’aumento in busta paga, ad esempio, è del 25,1% in più relativamente al requisito della persistenza, dell’8,4% sul primo stipendio per l’attitudine a riconoscere problemi, e al 6,3% per la capacità di lavorare in gruppo.

La professioni vincenti e quelle perdenti

Il rapporto redatto dall’Osservatorio si focalizza anche sulla classifica delle professioni vincenti, che dal 2012 al 2017 hanno registrato la maggiore crescita (+1,2 milioni) in valori assoluti del numero degli occupati, e delle prime professioni “perdenti”, spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi, che registrano, nello stesso periodo, la maggiore flessione del numero dei lavoratori. La crescita complessiva di 1,2 milioni di occupati nelle 29 professioni vincenti riguarda per una quota del 44% (529mila) quelle altamente qualificate, del 37% (452mila) quelle mediamente qualificate e solo del 19% (226mila) quelle non qualificate, riporta Adnkronos.

Adeguare le competenze alle esigenze delle imprese del futuro

“Il mondo del lavoro italiano è profondamente mutato negli ultimi anni. In questo contesto, i giovani con creatività, pragmatismo e capacità di lavorare in squadra possiedono un qualcosa in più che, se inserito all’interno di un curriculum ‘accattivante’, può fare la differenza offrendo loro maggiori opportunità di lavoro”, spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, è indispensabile per i giovani conoscere le abilità che fanno riferimento a personalità e atteggiamenti individuali, necessari per aumentare le probabilità di trovare impiego. La sfida della quarta rivoluzione industriale sarà vinta perciò dai Paesi che sapranno adeguare le competenze delle proprie risorse umane alle nuove esigenze delle imprese del futuro, dominate dalla diffusione dei robot e dell’intelligenza artificiale.

 

In Lombardia il food registra quasi 100 mila ingressi all’anno

Cuochi, camerieri e altre professioni nei servizi turistici, ma anche operai specializzati e conduttori di macchinari nell’industria alimentare: sono oltre 3000 le entrate previste dalle imprese a Milano ad aprile 2019, una su dieci sul totale di tutti i settori, e in un caso su due si tratta di giovani. Se si considerano anche Monza Brianza (530, 11,3% del totale) e Lodi (180, 16,5%), le entrate nel settore del food superano il numero di 4000, mentre nell’intera Lombardia le professioni del food registrano quasi 100 mila ingressi all’anno.

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio sui dati relativi ad aprile 2019 del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal.

Quasi 87 mila dipendenti assunti all’anno, in un caso su due si tratta di giovani

In Lombardia sono quasi 87 mila i dipendenti assunti all’anno dalle imprese, e in un caso su due si tratta di giovani. Le figure più richieste sono i camerieri (oltre 43 mila) e i cuochi (quasi 19 mila), a cui seguono gli addetti alla preparazione, alla cottura e alla distribuzione dei cibi (12 mila) e i baristi (11 mila). Ma ci sono anche gli addetti alla macelleria e pescheria (quasi 3 mila), i pasticceri e gelatai (2 mila), i conduttori di macchinari industriali per la lavorazione dei cereali, dei prodotti da forno e i panettieri e pastai (oltre mille).

Più difficile reperire pasticceri e pastai artigianali, e artigiani del settore caseario

Tra i dipendenti i giovani sono richiesti soprattutto come conduttori di macchinari per la produzione di caffè, tè, cioccolato e per i cereali (oltre il 90%), ma anche come camerieri (54%), pasticceri e gelatai (52%). Di più difficile reperimento i pasticceri e pastai artigianali (63%) e gli artigiani del settore caseario (30%), dove sono preferiti gli uomini (nell’83% dei casi), mentre le donne prevalgono nell’industria per la lavorazione dei cereali, delle spezie e della pasta (90,7%).

Opportunità di lavoro e un indotto in molti settori collegati

“Il settore del food offre importanti opportunità di lavoro nella ristorazione e negli alberghi, con un indotto in molti settori collegati”, dichiara Guido Bardelli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si tratta di un settore al centro dell’iniziativa Milano Food City, il fuorisalone dedicato al cibo del 7 e l’8 maggio, pensato anche per valorizzare e promuovere il variegato panorama enogastronomico italiano.

Il progetto è stato promosso dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Fiera Milano, ed è stato realizzato in collaborazione con le associazioni di categoria per i settori dei ristoratori e dei produttori nell’alimentare.

Scoperto Exodus, il malware che ha spiato centinaia di italiani

Sono centinaia gli italiani intercettati da Exodus, il software che raccoglie le informazioni degli utenti a loro insaputa. Lo spyware, distribuito sui dispositivi Android, è capace di bypassare i filtri di sicurezza Google: si tratterebbe di un malware governativo sviluppato da un’azienda italiana. “Riteniamo che sia stato sviluppato dalla società eSurv, di Catanzaro, dal 2016”, affermano i ricercatori che lo hanno identificato. Tempo fa la procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’indagine: la prima individuazione di Exodus infatti è avvenuta proprio nel capoluogo partenopeo.

Copie dello spyware sono state caricate su Google Play Store

“Abbiamo identificato copie di uno spyware sconosciuto che sono state caricate con successo sul Google Play Store più volte nel corso di oltre due anni – spiegano i ricercatori -. Queste applicazioni sono normalmente rimaste disponibili per mesi”.

Secondo gli esperti, il software spia è stato utilizzato tra il 2016 all’inizio del 2019, e copie dello spyware sono state trovate caricate su Google Play Store, camuffate da applicazioni di servizio di operatori telefonici. Sia le pagine di Google Play Store sia le finte interfacce di queste applicazioni malevole erano in italiano. Google, riporta Ansa, proprietaria di Play Store, il negozio digitale dove si scaricano le app, contattata dai ricercatori ha rimosso le applicazioni, e ha dichiarato che “grazie a modelli di rilevamento avanzati, Google Play Protect sarà ora in grado di rilevare meglio le future varianti di queste applicazioni”.

Due passaggi per raccoglieva dati e informazioni sensibili

Il software spia agiva in due passaggi. Il primo, Exodus One, raccoglieva informazioni base di identificazione del dispositivo infetto, in particolare il codice Imiei, che consente di identificare in maniera unica un telefono e il numero del cellulare. Una volta individuate queste informazioni passava alla fase Exodus Two, nella quale veniva installato un file che raccoglieva dati e informazioni sensibili dell’utente infettato, come la cronologia dei browser, le informazioni del calendario, la geolocalizzazione, i log di Facebook Messenger, le chat di WhatsApp. Secondo le statistiche pubblicamente disponibili, in aggiunta a una conferma di Google, la maggior parte di queste applicazioni hanno raccolto qualche decina di installazioni ciascuna, con un caso che superava le 350 unità. Tutte le vittime si trovano in Italia.

Nel frattempo la società eSurv è sparita da Internet

Nel frattempo la società eSurv sembra sparita da Internet. Se infatti si ricerca sul web la parola “eSurv” compare una pagina con la scritta notfound, e sulla pagina Facebook della società appare la dicitura “questo contenuto non è al momento disponibile”. Il Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti, approfondirà la vicenda, e a quanto si apprende, chiederà al Dis, il dipartimento che coordina l’attività delle agenzie di intelligence, notizie e aggiornamenti. Per il garante della Privacy Antonello Soro, si tratta di “un fatto gravissimo”.

Dal Politecnico di Milano un circuito elettronico che accelera il calcolo. E rivoluziona l’AI

Un nuovo circuito elettronico in grado di risolvere un sistema di equazioni lineari in una sola operazione della durata di alcune decine di nanosecondi. Lo ha sviluppato un team di scienziati del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano nell’ambito del progetto europeo ERC RESCUE (Resistive switch computing beyond CMOS). Le prestazioni di questo nuovo circuito, spiega una nota del Politecnico di Milano, sono superiori non solo ai computer digitali classici, ma addirittura agli avveniristici computer quantistici. E rivoluzioneranno le tecnologie dell’intelligenza artificiale, consentendo tempi di calcolo superveloci.

Un innovativo metodo di calcolo… in memoria

Ma cos’è un’equazione lineare? Risolvere un sistema di equazioni lineari significa trovare il vettore incognito x che soddisfa l’equazione Ax = b, dove A è una matrice di coefficienti e b il temine noto. Per risolvere questo problema un comune calcolatore digitale esegue un algoritmo che richiede numerosissime operazioni, che si traducono in un dispendio di tempo nonché di energia considerevoli. Il nuovo circuito sviluppato invece rende le operazioni molto più rapide. Perché risolve sistemi di equazioni lineari (Ax=b) grazie a un innovativo metodo di calcolo in memoria, dove i coefficienti della matrice A sono memorizzati in uno speciale dispositivo detto memristore.

È il memristore a rendere il calcolo rapidissimo

Il memristore, dall’inglese memristor, unione di memoria e resistore (un tipo di componente elettrico destinato a opporre una specifica resistenza elettrica al passaggio della corrente elettrica), è in grado di memorizzare valori analogici. Una matrice di memristori perciò è in grado di mappare nel circuito una matrice di coefficienti A, permettendo di rendere il calcolo rapidissimo. La matrice di memristori è stata sviluppata nella Clean Room del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano. Il circuito a memristori è stato sperimentato e validato su una vasta gamma di problemi algebrici, come il calcolo per stabilire il ranking di siti internet, oppure per risolvere complicate equazioni differenziali, riferisce Askanews, come ad esempio l’equazione di Schrödinger per il calcolo di funzioni d’onda quantistiche di un elettrone.

Una rivoluzione per la tecnologia dell’intelligenza artificiale

Grazie al memristore tutte queste operazioni sono condotte in una unica operazione. Quindi presto sarà possibile lo sviluppo di una nuova generazione di acceleratori di calcolo che rivoluzionerà la tecnologia dell’intelligenza artificiale. I risultati delle ricerche sul nuovo circuito condotte al Polimi sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista PNAS dell’Accademia Nazionale di Scienze degli Usa.

Il mercato degli smartwatch prende il volo negli Usa

Il mercato degli smartwatch prende quota. Per ora soprattutto negli Stati Uniti, ma guardare oltre-atlantico spesso significa sbirciare al mercato globale del prossimo futuro. Di fatto nei 12 mesi chiusi lo scorso novembre gli smartwatch negli Usa hanno venduto il 61% in più rispetto al periodo precedente, e incassato il 51%. Si tratta di un mercato molto concentrato, con i primi tre marchi, Apple, Samsung e Fitbit, in grado di attirare l’88% delle vendite. Lo afferma il nuovo Smartwatch Total Market Report di Npd, secondo il quale il giro d’affari di questi dispositivi ha raggiunto i 5 miliardi di dollari.

Tempi e tecnologia sono maturi

“Negli ultimi 18 mesi – spiega Weston Henderek, analista di Npd – le vendite di smartwatch hanno acquisito un forte slancio, smentendo i critici che non pensavano il prodotto potesse raggiungere una diffusione di massa”. Tra i fattori che hanno spinto gli smartwatch, Henderek cita la connessione Lte, che rende gli orologi indipendenti dagli smartphone, un punto di svolta che permette di “completare una vasta gamma di attività sul dispositivo –  continua Henderek – incluse la ricezione di notifiche, messaggi, controllo della smart home altro ancora”. Il 15% di chi possiede uno smartwatch afferma infatti di utilizzarlo per gestire e controllare i dispositivi connessi del proprio appartamento.

Un mercato senza età

La quota degli americani che possiede uno smartwatch è passata in un anno dal 12% al 16%, e non sorprende che a guidare la fila siano i più giovani. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni uno statunitense su quattro porta la tecnologia al polso. La distanza con gli anziani è però destinata a ridursi. “I segmenti d’età più anziani – spiega il rapporto di Ndp – avranno un notevole incremento man mano che i nuovi dispositivi saranno più incentrati sulla salute”.

L’esempio più chiaro è l’Apple Watch. Nato con un forte accento sulla moda, ha virato prima sul fitness, e con la versione numero 4 sulla sanità, grazie all’integrazione del primo elettrocardiografo da polso.

Apple primo, ma il mercato diventerà sempre più affollato

Un indizio del primato di Apple era già arrivato nell’ultima trimestrale di Cupertino. Il segmento altri prodotti, che include l’Apple Watch, l’altoparlante connesso HomePod, e gli auricolari senza fili AirPods, ha incassato il 33% in più anno su anno, indice che anche che lo smartwatch stesse vendendo bene. Il ceo Tim Cook, riporta Agi, però non può stare tranquillo: il mercato tenderà a essere sempre più affollato, perché stanno “spingendo” sia i produttori di orologi tradizionali, come Fossil, sia i marchi concentrati sul fitness, come Garmin.

 

Italia in viaggio? Si, ma le vacanze si programmano online

L’Italia ama viaggiare. E’ quello che emerge dalla settima edizione dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano, una ricerca volta a delineare l’impatto e le principali tendenze del digitale sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta di servizi turistici. Complessivamente, il mercato dei viaggi in Italia ha i considerevole valore di 58,3 miliardi di euro:considera sia gli acquisti degli italiani nel nostro Paese o all’estero, sia quelli dei turisti stranieri in Italia. Rispetto al 2017, il 2018 ha segnato un aumento del 2%. Interessante notare che l’incremento è in gran parte generato dalla componente digitale che, con un valore complessivo di quasi 14,2 miliardi di euro, mette a segno un +8% rispetto a un anno fa. Ma cresce, anche se con una percentuale dell’1%, la componente tradizionale, che raggiunge i 44,1 miliardi. L’export turistico, cioè la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese, sfiora i 22 miliardi di euro (+5%).

Il peso del digitale nel mercato dei viaggi

Analizzando nel dettaglio la spesa digitale – ovvero il transato generato online per l’acquisto tramite eCommerce di un prodotto in ambito ‘turismo’ – e scorporandola nelle tre voci dell’analisi,  cioè Strutture ricettive, Trasporti e Pacchetti viaggio, i trasporti si confermano la categoria principale (61%), seguiti da alloggi (29%) e pacchetti (10%). Per quanto riguarda i canali di vendita, il canale diretto online rappresenta ancora il 71% del mercato, soprattutto per la forte incidenza delle prenotazioni dirette nei trasporti. Aumentano anche i volumi originati dai canali indiretti: la quota di mercato delle OTA (Online Travel Agency) e dei vari siti aggregatori è pari al 29% (in crescita del 14% rispetto al 2017). Entrando ancor più nel dettaglio, si scopre che le prenotazioni avvenute via mobile sono cresciute addirittura del 46% rispetto al 2017 e oggi toccano il 18% della transazioni complessive.

I vantaggi competitivi dell’online

‘Il mercato dei Viaggi è sempre più trainato dal digitale, negli acquisti e nei processi interni. Internet vede transitare ormai il 24% del valore per i prodotti principali del mercato (trasporti, alloggi e pacchetti). Ma il digitale non è solo e-commerce e può sostenere tutti gli attori del Travel nei loro processi, ad esempio nel mantenere una relazione di lungo periodo con i turisti, fattore che costituisce una delle principali fonti di vantaggio competitivo’ ha dichiarato Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano. Che le modalità online, compresi i social, siano sempre più rilevanti anche nel mondo dei viaggi basta un dato: solo il 2% degli italiani tra i 18 e i 75 anni non ha usato internet per nessuna attività relativa alla sua ultima vacanza.

Lo Spritz conquista l’America

A luglio il New York Times ha eletto l’Aperol Spritz bevanda dell’estate. Non solo re dell’aperitivo nel triveneto e in Italia, quindi, dove ormai lo Spritz è diventato il punto di riferimento di happy hour e serate galanti, ma anche al di là dell’oceano, negli Usa, dove si è ritagliato un posto in prima fila sui banconi dei locali e nelle lunghe tavolate da buffet. E da dicembre 2017 all’autunno del 2018 la bevanda è risultata essere l’articolo che ha registrato la maggior crescita nelle vendite, con un incremento superiore al 500%.

Con l’anno nuovo si può tranquillamente affermare che l’Aperol Spritz è diventata la bevanda più in voga in America nel 2018. A certificarlo è Square, azienda americana di servizi finanziari e di pagamento via smartphone, che ha pubblicato i dati relativi alle transazioni effettuate negli ultimi dodici mesi dai suoi clienti.

Circa 65 miliardi di vendite nel 2018

Come scrive Quartz, per entrare all’interno di questa classifica un articolo deve essere stato oggetto di almeno 10 mila transazioni mensili nel periodo indicato. Non si tratta di dati assoluti, Square infatti ha fatto registrare circa 65 miliardi di vendite negli ultimi dodici mesi con un pubblico di riferimento che vive all’interno delle grandi aree urbane. Il mercato dei consumatori di Spritz, insomma. Ma la tendenza, riporta AGI, è innegabile. Al posto del rosé, vino che l’anno scorso aveva segnato il gradimento degli americani, c’è una bevanda tutta italiana e questa è di certo una buona notizia.

La ricetta dello Spritz

A differenza di altri prodotti enogastronomici Made in Italy, anche al di fuori dei nostri confini la ricetta dello Spiritz non cambia. Lo Spritz viene infatti preparato attraverso la formula registrata nel 2011 all’interno dell’International Bartenders Association, che detta le regole ai baristi e ai barman di tutto il mondo.

Ma qual è la sua ricetta originale? Lo Spritz viene preparato con 6 centilitri di prosecco, 4 centilitri di Aperol, l’aggiunta di soda o seltz. Tutto da versare, viene raccomandato ai barman, su cubetti di ghiaccio, e con una fetta di arancia come guarnizione. Da qui non si esce e non si sgarra.

Le altre tendenze trainate dai Millennial

Tra gli altri prodotti maggiormente acquistati via Square, sul podio si piazzano il latte d’avena e le salopette in jeans. Seguono il colorante rosa per capelli, vera moda dell’anno, smalti e altri accessori. Oltre al Tahini, una salsa preparata con i semi di sesamo che dall’oriente ha conquistato i teenager.

Sì, perché sono proprio i Millennial a giocare un ruolo importante in questo contesto di acquisti e trend, di cocktail e gadget. Ed è proprio per merito loro che lo Spritz è diventato parte integrante delle serate americane.

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