AuthorMarco Parrotti

Windows si aggiorna e diventa più sicuro

In arrivo da Microsoft nuovi aggiornamenti per la sicurezza. La compagnia di Bill Gates ha emesso alcuni aggiornamenti che dovrebbero risolvere vulnerabilità multiple dei sistemi Windows. Se sfruttate con successo le più gravi tra queste vulnerabilità possono infatti causare l’esecuzione di codice arbitrario da remoto, avvisano gli esperti del Cert, Computer Emergency Response Team. Che raccomandano ai gestori e agli utenti di sistemi e prodotti Microsoft di prendere visione dei bollettini di sicurezza di novembre 2018, e di applicare al più presto gli aggiornamenti necessari.

Proteggersi dalle vulnerabilità di gravità elevata

Tra le vulnerabilità, riporta Adnkronos, il Cert segnala quella di gravità elevata in Microsoft Windows 7 e Windows Server 2008, legata a una gestione impropria delle chiamate al componente Win32k.sys, che può consentire a un attaccante autenticato di eseguire codice arbitrario nel contesto del sistema locale (CVE-2018-8589). Questa vulnerabilità zero-day, scoperta da Kaspersky Lab, è stata attivamente sfruttata in the wild in un numero limitato di attacchi.

Un’altra vulnerabilità di gravità elevata è stata rilevata in Microsoft Windows 10 (versione 1809). “Quando viene installato da un dispositivo fisico (USB, DVD), selezionando l’opzione ‘Elementi da mantenere: Niente’ – affermano gli esperti del Cert – questo può consentire a un attaccante di ottenere l’accesso al sistema locale (CVE-2018-8592)”.

Difetti che consentono agli hacker di eseguire codice arbitrario

La vulnerabilità critica scoperta in Microsoft Windows Server invece è legata a una gestione impropria degli oggetti in memoria da parte del componente Windows Deployment Services TFTP, che può consentire a un attaccante di eseguire codice arbitrario con privilegi elevati (CVE-2018-8476).

Inoltre, sono state rilevate vulnerabilità multiple critiche in Microsoft Edge legate a una gestione impropria degli oggetti in memoria da parte del Chakra Scripting Engine, che possono consentire a un attaccante di eseguire codice da remoto nel contesto dell’utente corrente. I bollettini di sicurezza Microsoft più recenti sono sul portale Security Update Guide, mentre gli aggiornamenti di sicurezza possono essere scaricati dal Microsoft Download Center. Per i sistemi desktop, gli aggiornamenti possono essere ottenuti automaticamente mediante Microsoft Update.

Da Edge a Office tutti i prodotti interessati

Gli ultimi aggiornamenti di Microsoft includono fix per diverse vulnerabilità critiche, o di gravità elevata, che riguardano alcune versioni di Windows, fra cui 7 e 10, Windows Server, Edge, alcune versioni di Internet Explorer, di Office, di Outlook, Excel, Word, Project, SharePoint Enterprise Server, SharePoint Foundation, SharePoint Server, Skype Business, Team Foundation Server, Azure App Service for Azure Stack, ChakraCore, Dynamics 365 (on-premises) version 8, Lync, NET Core 2.1, PowerShell Core.

Start up innovative: quasi 10 mila in un anno, e oltre 1 miliardo di fatturato

Le start up innovative prendono il volo, e al termine del terzo trimestre 2018 si avvicinano a quota 10 mila. Il rapporto di monitoraggio delle start up, realizzato congiuntamente da InfoCamere e Mise, il Ministero dello sviluppo economico (DG per la Politica Industriale), con la collaborazione di Unioncamere, presenta dati aggiornati e approfondimenti sul fenomeno delle start up innovative in Italia. In particolare, il rapporto rileva una forte impennata registrata in un anno: il numero delle imprese è infatti passato da 7.866 a 9.647 unità, con un aumento del 22,6%.

In meno di sei anni coprono circa il 3% di tutte le neoimprese

A poco meno di sei anni dal varo della strategia dedicata (d.l. 179/2012), le start up innovative rappresentano circa il 3% di tutte le società di capitali italiane con meno di 5 anni e in stato attivo. È interessante notare come la loro incidenza raggiunga picchi particolarmente elevati in settori ad elevata intensità di conoscenza. Ad esempio, due neo-imprese su tre (66,1%), contrassegnate con codice Ateco Ricerca & Sviluppo, sono start up innovative.

Milano e Lombardia in testa per numero di società

Quasi un quarto delle start up innovative presenti a livello nazionale, ovvero 2.368 unità, è localizzato in Lombardia, che si conferma la regione con la popolazione più densa di start up. A grande distanza, la Lombardia è seguita dal Lazio (1.027 imprese), e l’Emilia-Romagna (919). Nella classifica provinciale Milano è in testa con ben 1.669 start up, seguita da Roma (916) e Napoli (330), che per la prima volta scalza Torino dalla terza posizione.

Trieste, Trento e Ascoli Piceno si collocano al vertice per numero di start up sul totale delle neoimprese.

Un fatturato complessivo di oltre il miliardo di euro

Attualmente le start up, riferisce askanews, impiegano 52.512 soci operativi e addetti. Negli ultimi dodici mesi, quindi, anche la forza lavoro delle start up è aumentata (+33,2%), e in modo più che proporzionale rispetto all’aumento del numero delle imprese (+22,6%.).

Inoltre, sebbene i dati dei bilanci 2017 ora rilevati coprano poco meno del 60% delle start up iscritte alla data di rilevazione, dal campione a disposizione (59,5%) si intuisce come il fatturato complessivo abbia in realtà superato il miliardo di euro. La somma attuale, infatti, si attesta intorno ai 960 milioni di euro, destinati sicuramente ad aumentare con l’acquisizione dei dati mancanti

Ad agosto crescono le vendite al dettaglio, +0,7%

Lo dice l’Istat, le vendite al dettaglio sono aumentate. l’Istituto nazionale di statistica stima infatti che ad agosto 2018 siano aumentate dello 0,7% rispetto al mese precedente, un aumento stimato sia in termini di valore sia in termini di volume. La variazione positiva riguarda sia i beni alimentari, che crescono dello 0,3% in valore e in volume, sia i beni non alimentari (+0,9% in valore e +1,0% in volume). A livello trimestrale, invece, nei mesi di giugno-agosto 2018 le vendite al dettaglio sono aumentate in valore dello 0,5% e in volume dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Le vendite di beni alimentari nei tre mesi estivi sono in crescita in valore (+0,4%), ma risultano in leggera flessione in volume (-0,2%), mentre quelle di beni non alimentari sono in aumento dello 0,7% in valore e dello 0,6% in volume, riporta Askanews.

Su base annua le vendite al dettaglio aumentano del 2,2% in valore e dell’1,4% in volume

“La ripresa delle vendite è una buona notizia – spiega Carlo Rienzi, presidente Codacons – ma occorre attendere per verificare se i maggiori acquisti registrati ad agosto siano dovuti unicamente al fattore ‘vacanze’ o se il trend positivo sia destinato a proseguire anche nei prossimi mesi”, riferisce AgenPress.

In ogni caso, secondo i dati Istat, su base annua le vendite al dettaglio aumentano del 2,2% in valore e dell’1,4% in volume. Sempre su base annua, le vendite di beni alimentari registrano una variazione positiva dell’1,9% in valore e un lieve calo in volume dello 0,1%, mentre quelle dei beni non alimentari sono in aumento sia in valore (+2,4%) sia in volume (+2,7%).

Gli incrementi maggiori riguardano gli elettrodomestici (+5,0%)

Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti, a eccezione di Cartoleria, libri, giornali e riviste che registrano una flessione pari allo 0,8%. Gli incrementi maggiori riguardano invece Elettrodomestici, radio, tv e registratori (+5,0%) e Altri prodotti (+4,5%). Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio registra un aumento sia per la grande distribuzione (+2,4%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (+1,3%). Ma a crescere più di tutti è il commercio elettronico, che registra un incremento dell’8,6%.

I beni non alimentari trainano la crescita complessiva

“Ad agosto 2018, per la prima volta dall’inizio dell’anno, si registra un risultato tendenziale positivo non solo per la grande distribuzione, ma anche per le imprese operanti su piccole superfici – commenta l’Istat -. Sono soprattutto le vendite dei beni non alimentari, in crescita dell’1,3%, a trainare la crescita complessiva dopo aver mantenuto un andamento persistentemente negativo fino al mese scorso”.

Firefox blocca i software che tracciano gli utenti online

Le prossime versioni di Firefox, il browser di Mozilla, la comunità di software open source, elimineranno i tracker, ovvero i software che consentono il tracciamento degli utenti da un sito all’altro. Il motivo non è solo la privacy, ma anche il rallentamento della navigazione.

“Il tracciamento rallenta il web – dichiara Mozilla in post sul suo blog ufficiale -. Uno studio di Ghostery dimostra che il 55,4% del tempo necessario a caricare un normale sito web viene passato a caricare tracker di terze parti”.

La mossa di Firefox, che comporterà una serie di aggiornamenti nel corso dei prossimi mesi, è uno degli approcci più proattivi mai utilizzati per proteggere la privacy dei consumatori.

Cos’è il tracking?

“Alcuni degli effetti negativi del monitoraggio non controllato sono facili da notare, vale a dire pubblicità mirata e stranamente specifica e una perdita di prestazioni sul web – si legge nel blog -. Tuttavia, molti dei danni della raccolta dei dati non controllata sono completamente sconosciuti agli utenti e persino agli esperti”.

Il tracking dei visitatori da parte dei siti si traduce nel seguire un utente mentre naviga da un sito all’altro, operazione che permette di creare un profilo abbastanza attendibile dei gusti della vittima.

 

Partono i test sui filtri anti-tracking

A breve Mozilla farà partire alcuni test che riguardano i filtri anti-tracking, e che saranno pre-impostati sul browser. Il primo filtro in sperimentazione blocca i tracker che rallentano il caricamento delle pagine: se il test andrà bene verrà implementata sulla prossima versione di Firefox, la numero 63. In seguito bloccherà i cookie e l’accesso allo storage dai contenuti di tracciamento di terze parti. Un’azione che Firefox testerà con gli utenti beta prima di implementarlo in Firefox 65, riportano fonti attendibili come Ansa e Fastweb.

Il terzo approccio sarà quello di bloccare di default pratiche più difficili da rilevare, come il fingerprinting, che rileva il tipo di dispositivo usato da un utente, e script di crittografia, che sfruttano la potenza di calcolo in eccesso per generare segretamente valuta digitale.

Mozilla versus l’industria della pubblicità sul web

Questa non è la prima volta che Mozilla si oppone all’industria della pubblicità sul web. Nel corso degli anni ha implementato funzionalità progettate per promuovere la privacy dei consumatori, e ridurre le pratiche considerate dannose per l’open Web. Nel 2004 Firefox aveva bloccato gli annunci pop-up nella sua prima versione pubblica, e a partire dal 2015, ha messo in atto il blocco massivo di annunci e tracker in modalità di navigazione privata.

All’inizio di quest’anno, inoltre, in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica, ha rilasciato uno strumento per impedire a Facebook di monitorare il comportamento online. E ancora più di recente ha dato agli utenti il controllo delle notifiche di pop-up web.

Per il turista green la sostenibilità non va in vacanza

Per il turista green andare in ferie non significa perdere le buone abitudini. E per promuovere una vacanza più sostenibile Comieco, il consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base di cellulosa, ricorda innanzitutto alcune regole base della raccolta differenziata: materiali quali nastri adesivi, punti di metallo e plastica vanno sempre separati dalla parte in materiale cellulosico. E appiattire le scatole di cartone permette di occupare meno spazio. In ogni caso, è  opportuno seguire sempre le indicazioni del Comune di residenza.

Anche perché, fa notare Comieco, se ognuno differenziasse dal resto dei rifiuti anche solo 3 riviste, 3 quotidiani, 2 scatole di gelati, 4 cartoni di succo di frutta e 2 pack di yogurt, riusciremmo a raccogliere circa 140.000 tonnellate di carta e cartone, l’equivalente di un’intera discarica.

Le scelte che fanno la differenza

Ovviamente anche le scelte che si fanno nel pianificare le proprie vacanze fanno la differenza. Come ad esempio, scegliere di mantenere l’ambiente pulito. Quando si organizza un pic nic, si trascorre una giornata in spiaggia o si fa un’escursione in montagna, è bene portare sempre con sé un sacchetto in più nel quale riporre tutti i rifiuti (cartacce, fazzolettini usati o le semplici cicche di sigaretta) ,e gettarli in modo differenziato una volta rientrati in casa, in tenda o in albergo, riporta Adnkronos.

Destinazioni, alloggi e spostamenti a basso impatto

Anche scegliere destinazioni e alloggi a basso impatto, come le spiagge “bandiera blu”, i comuni “bandiera arancione”, le riserve naturali o gli itinerari cicloturistici e i percorsi a piedi. E per l’alloggio, magari affidarsi a strutture con certificazioni eco-friendly e integrati al contesto naturale.

E ancora: perché non preferire camminare, pedalare e godersi il paesaggio piuttosto che spostarsi in macchina? Per ridurre le emissioni di CO2 durante il viaggio è bene scegliere il treno, e una volta giunti a destinazione, approfittare della vacanza per abbandonare auto e mezzi pubblici e scegliere una bicicletta, una passeggiata o una gita in canoa.

Contribuire allo sviluppo economico locale ed evitare gli sprechi

Scoprire la cultura di un luogo a cominciare dalla sua tavola. Assaporare e acquistare prodotti a kilometro 0, ancor meglio se biologici. Così si contribuisce allo sviluppo economico locale, vivendo a pieno le tradizioni del posto, riducendo anche l’inquinamento. Stop anche agli sprechi: al ristorante chiedere una doggy-bag per portare a casa gli avanzi.

Ma come evitare lo spreco di risorse?  Ad esempio, chiudendo il rubinetto quando ci si lava i denti per risparmiare l’utilizzo di acqua. Essere in vacanza non è un buon motivo per lasciare luci o condizionatore sempre accesi.

I social puntano sui video, sfidano YouTube e assaltano la tv

I social network si buttano sui video, e assaltano il settore della produzione di contenuti. L’ultima novità è l’apertura di Instagram ai video di un’ora, sia per gli utenti sia per le aziende. Una sfida diretta a YouTube, ma anche ai tradizionali canali televisivi.

“Tutte le piattaforme di social media stanno andando verso una maggiore focalizzazione sui video perché gli utenti, soprattutto giovani, destinano gran parte della loro attenzione a questa forma di contenuti”, spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media e autore del blog Vincos.it. L’obiettivo principale però, ancora prima della tv, è YouTube, la piattaforma video per eccellenza che conta due miliardi di utenti.

Il sorpasso dei social sulla tv

I video sono fruibili in ogni momento e danno la possibilità di interagire con i creatori, per questo sono così amati dai giovani. E oltre alla novità di Instagram, che ha anche raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti, da Facebook a Snapchat tutti i social si stanno impegnando a rosicchiare pubblico al piccolo schermo. La tendenza è stata intercettata da una indagine di GlobalWebIndex, che ha certificato il sorpasso dei social sulla tv. Sui primi infatti si trascorrono in media 20 minuti in più al giorno, tempo che si dilata addirittura a un’ora e mezzo per i più giovani.

Il telegiornale si guarderà su Facebook, e lo sport su Twitter

Facebook, ad esempio, starebbe collaborando con diversi network televisivi per produrre notiziari originali, cioè telegiornali da diffondere sulla sua piattaforma Watch, quella dedicata solo ai video, attiva negli Stati Uniti dall’estate scorsa. Snapchat, l’app usata dai giovanissimi, ha invece la sezione Discover, che mescola contenuti degli utenti a quelli degli editori. E Twitter sta risalendo economicamente dando sempre più spazio agli eventi sportivi in diretta streaming.

Obiettivo: rubare utenti a YouTube

“Contrastare il dominio di YouTube non è facile – sottolinea Cosenza – ma è una strada obbligata per cercare di accaparrarsi una fetta dei budget pubblicitari dei grandi inserzionisti. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per farsi spazio è riuscire a convincere i top creator a produrre contenuti per la propria piattaforma, dando loro una serie di opportunità di monetizzazione. Resta da capire – aggiunge l’esperto – se le persone preferiranno i video verticali, come quelli di Instagram e Snapchat, o orizzontali come quelli di YouTube e Facebook”.

Proprio nei giorni scorsi però YouTube ha comunicato i nuovi metodi che consentiranno agli autori più seguiti di monetizzare i contenuti da loro prodotti. Agli YouTubers con almeno 100mila iscritti al canale il primo di questi strumenti darà la possibilità di lanciare un abbonamento premium dal costo di 5 dollari al mese.

La sfida dell’innovazione tecnologica si gioca sulle competenze dei manager

Per vincere la sfida dell’innovazione tecnologica il mondo del lavoro deve investire in qualità, formazione e capacità trasversali. Solo così si può affrontare l’avanzata delle nuove tecnologie. “Bisogna puntare su competenze qualificate e su manager capaci di governare l’innovazione”, spiega Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager.

Purtroppo, però, da quanto emerge da un’analisi condotta dalla stessa Federmanager in base a dati Inps, i dati non sono incoraggianti: tra il 2011 e il 2017 le imprese industriali con almeno un dirigente in organico sono diminuite del 16%, passando dalle 18.724 unità del 2011 alle 15.742 del 2017.

“Manca ancora un vero piano sul Lavoro 4.0”

Il problema, secondo Cuzzila, è che “manca ancora un vero piano sul Lavoro 4.0”. Un intervento che avrebbe dovuto partire contemporaneamente all’investimento nei macchinari, che se ha avuto effetti propulsivi sull’industria, “oggi serve la spinta giusta per favorire l’ingresso in azienda delle figure capaci di gestire le macchine”, sottolinea Cuzzilla.

Il prossimo esecutivo, quindi, deve assolutamente trovare “le risorse per colmare il gap di professionalità con alta qualifica, investendo in formazione e nella valorizzazione delle competenze manageriali – aggiunge il presidente di Federmanager -. Altrimenti, finiremo confinati in un equilibrio basso, che fa a pugni con la nostra vocazione di grande Paese industriale”.

Il numero dei manager segna un -9,5%

Tornando ai dati nel periodo considerato, riporta Ansa, il numero dei manager si è contratto segnando un -9,5%. Il trend negativo è principalmente concentrato nelle piccole e piccolissime imprese, che o hanno chiuso o hanno perso managerialità, e soprattutto nel Sud Italia, dove i dirigenti in meno rispetto al 2011 sono 1.022.

Se le Pmi rinunciano a dotarsi di competenze manageriali, “non solo perderanno competitività, ma rischieranno di scomparire rapidamente in un mercato fortemente selettivo”, aggiunge Cuzzilla.

Situazione diversa per le aziende che contano tra 11 e i 50 manager, che in 7 anni è più che raddoppiato, e in quelle di grandi dimensioni (+ di 50 manager), dove è incrementato di quasi il 50%.

Il ruolo dei dirigenti è in evoluzione

In questi anni sta cambiando anche il ruolo dei dirigenti all’interno delle imprese. I dati dell’Organizzazione evidenziano infatti che, soprattutto nelle realtà di dimensioni medio-grandi, il manager è chiamato a maggiori responsabilità, con competenze sempre meno tecniche e specialistiche, e sempre più trasversali.

Inoltre, nell’era della quarta rivoluzione industriale la competizione globale non si gioca più né tra singole imprese né tra singoli Stati, ma fra territori interconnessi. “Stiamo disegnando una nuova geografia produttiva di cui l’Europa rappresenta una pedina irrinunciabile”, commenta Cuzzilla.

E le realtà che secondo Federmanager andrebbero maggiormente valorizzate ci sono i fondi interprofessionali e il ricorso alle politiche attive del lavoro, in un’ottica che prevenga, e non segua, la fuoriuscita dal mercato del lavoro.

Pulire la casa è sempre più green

Il carrello della spesa degli italiani per la cura della casa è sempre più green. A rivelarlo è la terza edizione dell’Osservatorio Immagino, che dedica un approfondimento al mondo ecosostenibile dei prodotti per le pulizie domestiche. Dai detergenti per bucato, stoviglie e superfici a quelli per la cura di tessuti e accessori fino ai deodoranti per l’ambiente, sono sempre di più i prodotti che sulle confezioni riportano almeno una caratteristica ecologica, come ‘senza nichel’, ‘senza fosfati’, ‘vegetale’, ‘meno plastica’ o ‘biodegradabile’.

 

I prodotti ecosostenibili per le pulizie domestiche incidono per il 5,5% sul giro d’affari del settore

Quello dei prodotti ecosostenibili per la cura e la pulizia domestiche è un universo in espansione. Che, come rivela l’analisi condotta dall’Osservatorio Immagino su oltre 7.900 prodotti venduti in super e ipermercati di tutta Italia, si compone di oltre 500 tra detergenti e detersivi sulle cui etichette compare almeno un claim ecologico, riferisce Adnkronos.

Oggi, complessivamente, questi prodotti incidono per il 5,5% sul giro d’affari totale del settore, e ne rappresentano il segmento più dinamico: nel corso del 2017 le vendite sono salite dell’8,8% a valore. Una performance nettamente migliore rispetto al -0,8% espresso dal settore della ‘cura casa’ nella sua totalità.

Il claim ecologico più diffuso è l’indicazione ‘vegetale’ sulla confezione

L’Osservatorio Immagino segnala che tra i sette claim ecologici che compaiono sulle etichette dei prodotti green quello più diffuso è l’indicazione ‘vegetale’, che connota quasi il 3% dei prodotti monitorati. I prodotti e gli strumenti per la detergenza presentati come ‘vegetali’ hanno chiuso l’anno scorso con un tasso di crescita del 17,2%, mettendo a segno una progressione particolarmente significativa in detergenza bucato, stoviglie e superfici.

Secondo claim per diffusione, ma primo per giro d’affari, è ‘biodegradabile’, riferito alla composizione del packaging e/o a quella dei prodotti.

Per i prodotti con più di tre eco-claim il trend di vendite è pari al 60,3%

In molti casi sulle confezioni si trovano più claim contemporaneamente: un mix che giova alle vendite, visto che il trend di crescita si muove in parallelo all’aumento delle caratteristiche green comunicate on pack. Per i prodotti con più di tre claim il trend di vendite infatti è pari al 60,3%.

Il record di aumento delle vendite spetta però ai prodotti con l’indicazione ‘meno plastica’, che hanno chiuso lo scorso anno con un +28,1% a valore, e che sfiorano l’1% del giro d’affari complessivo di questo segmento di mercato.

Doxa indaga su Smart Working, Welfare Aziendale e Change Management

In occasione del recente evento Smart & Well press il Palazzo delle Stelline di Milano, Doxa ha presentato i risultati dell’indagine su Smart Working, Welfare Aziendale e Change Management. E scopre che 9 aziende su 10 prevedono iniziative a favore del benessere dei propri dipendenti. A dirlo non sono le aziende, ma impiegati, quadri e dirigenti che confermano la presenza in azienda di strutture e facility, come bar, cucina/mensa, aree relax/svago, asilo nido, biblioteca/sala lettura e persino palestra. Ma anche iniziative extra lavorative, assistenza ai familiari e servizi per i figli.

Per le aziende il well-being dei propri dipendenti è una priorità

“È evidente che qualcosa sta cambiando – spiega Massimo Sumberesi, BU Director Doxa e responsabile della ricerca Smart & Well -. Per un numero crescente di aziende il well-being dei propri dipendenti è diventato una priorità, non solo perché è cosa buona e giusta, ma perché ne derivano ricadute tangibili per lo sviluppo del business”.

La flessibilità desta entusiasmi, ma anche qualche preoccupazione

La flessibilità, intesa come possibilità di lavorare per obiettivi, lavorare da casa, oppure optare per la prima scrivania libera che si trova in ufficio, desta entusiasmi, ma ancora qualche preoccupazione. L’indagine Doxa ha individuato 4 cluster attitudinali rispetto a flessibilità, lavoro agile e smart office. Sebbene ci sia ancora una quota di dubbiosi (47%) e di resistenti al cambiamento tout court (13%), aumentano i white collar che sposano le nuove forme organizzative e un diverso modo di lavorare, suddivisi tra favorevoli (21%), e decisamente convinti (19%). Insomma, le novità piacciono in teoria, ma forse esiste ancora qualche dubbio sulla reale applicabilità.

Un focus sul presente del lavoro in Italia

Qual è l’attuale condizione dei lavoratori italiani in termini di trasferimenti casa-lavoro, orari e tempi di lavoro, postazioni, dotazione tecnologica e organizzazione stessa del lavoro? L’indagine Smart & Well di Doxa mostra che per gli spostamenti nell’81% dei casi si utilizzano mezzi privati, che solo il 13% del campione lavora part time e tra chi lavora a tempo pieno quasi il 40% si ferma regolarmente in ufficio oltre 8 ore.

Per 1 intervistato su 3, poi, portarsi del lavoro a casa non è affatto un tabù. Inoltre, se oggi si lavora all’interno di open space piuttosto che in uffici singoli, si tende a lavorare ancora poco in team: il 54% dichiara di svolgere le proprie mansioni da solo. Si condividono gli spazi, quindi, ma a quanto pare non basta per incentivare la collaborazione.

Le regole di contanti e assegni: il decalogo dell’Abi

“Un’iniziativa di informazione che si coniuga con l’esigenza di una maggiore tutela e sicurezza a vantaggio di tutti i cittadini”: con questa parole l’Abi, Associazione bancaria italiana, presenta la sua campagna informativa per ricordare le principali regole di utilizzo del contante, degli assegni e dei libretti al portatore contenute nelle normative antiriciclaggio e aggiornate con le recenti misure europee recepite l’anno scorso. Per facilitare le operazioni bancarie a cittadini e imprese, l’Abi ha realizzato un vero e proprio decalogo dei dieci aspetti assolutamente da sapere, riportato da Askanews.

3.000 euro il limite del contante

E’ vietato il trasferimento tra privati, senza avvalersi dei soggetti autorizzati (ad esempio banche), di denaro contante e di titoli al portatore (ad esempio assegni senza indicazione del beneficiario) di importo complessivamente pari o superiore a 3.000 euro.

Clausola non trasferibile

Gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a 1.000 euro devono riportare – oltre a data e luogo di emissione, importo e firma – l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile”. Occorre prestare particolare attenzione se si utilizza un modulo di assegno ritirato in banca da molto tempo. Se la dicitura non è presente sull’assegno, bisogna ricordarsi di apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro.

Assegni con clausola prestampata

Le banche, alla luce delle disposizioni di legge, consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata di non trasferibilità.

Per assegni in forma libera serve la richiesta

Chi vuole utilizzare assegni in forma libera, per importi inferiori a 1.000 euro, può farlo presentando una richiesta scritta alla propria banca.

E il bollo da 1,50 euro

Per ogni assegno rilasciato o emesso in forma libera e cioè senza la dicitura “non trasferibile” è previsto dalla legge il pagamento a carico del richiedente l’assegno di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato.

Conti e libretti anonimi: vietati

E’ vietata l’apertura di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia ed è anche vietato il loro utilizzo anche laddove aperti in uno Stato estero. I libretti di deposito, bancari e postali, possono essere emessi solo in forma nominativa.

A fine 2018 basta libretti al portatore

Per chi detiene ancora libretti al portatore è prevista una finestra di tempo per l’estinzione, con scadenza il 31 dicembre 2018, resta comunque vietato il loro trasferimento;

Sanzioni fino a 50mila euro per contanti e assegni

In caso di violazioni per la soglia dei contanti e degli assegni (come la mancata indicazione della clausola “Non trasferibile”) la sanzione varia da 3.000 a 50.000 euro.

E fino a 500 euro per i libretti al portatore

Per il trasferimento dei libretti al portatore la sanzione può variare da 250 a 500 euro. La stessa sanzione si applica nel caso di mancata estinzione dei libretti al portatore esistenti entro il termine del 31 dicembre 2018.

Super sanzione per i conti anonimi

Per l’utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti anonimi o con intestazione fittizia la sanzione è in percentuale e varia dal 10 al 40% del saldo.

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