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Dal Politecnico di Milano un circuito elettronico che accelera il calcolo. E rivoluziona l’AI

Un nuovo circuito elettronico in grado di risolvere un sistema di equazioni lineari in una sola operazione della durata di alcune decine di nanosecondi. Lo ha sviluppato un team di scienziati del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano nell’ambito del progetto europeo ERC RESCUE (Resistive switch computing beyond CMOS). Le prestazioni di questo nuovo circuito, spiega una nota del Politecnico di Milano, sono superiori non solo ai computer digitali classici, ma addirittura agli avveniristici computer quantistici. E rivoluzioneranno le tecnologie dell’intelligenza artificiale, consentendo tempi di calcolo superveloci.

Un innovativo metodo di calcolo… in memoria

Ma cos’è un’equazione lineare? Risolvere un sistema di equazioni lineari significa trovare il vettore incognito x che soddisfa l’equazione Ax = b, dove A è una matrice di coefficienti e b il temine noto. Per risolvere questo problema un comune calcolatore digitale esegue un algoritmo che richiede numerosissime operazioni, che si traducono in un dispendio di tempo nonché di energia considerevoli. Il nuovo circuito sviluppato invece rende le operazioni molto più rapide. Perché risolve sistemi di equazioni lineari (Ax=b) grazie a un innovativo metodo di calcolo in memoria, dove i coefficienti della matrice A sono memorizzati in uno speciale dispositivo detto memristore.

È il memristore a rendere il calcolo rapidissimo

Il memristore, dall’inglese memristor, unione di memoria e resistore (un tipo di componente elettrico destinato a opporre una specifica resistenza elettrica al passaggio della corrente elettrica), è in grado di memorizzare valori analogici. Una matrice di memristori perciò è in grado di mappare nel circuito una matrice di coefficienti A, permettendo di rendere il calcolo rapidissimo. La matrice di memristori è stata sviluppata nella Clean Room del Centro di micro e nano fabbricazione Polifab del Politecnico di Milano. Il circuito a memristori è stato sperimentato e validato su una vasta gamma di problemi algebrici, come il calcolo per stabilire il ranking di siti internet, oppure per risolvere complicate equazioni differenziali, riferisce Askanews, come ad esempio l’equazione di Schrödinger per il calcolo di funzioni d’onda quantistiche di un elettrone.

Una rivoluzione per la tecnologia dell’intelligenza artificiale

Grazie al memristore tutte queste operazioni sono condotte in una unica operazione. Quindi presto sarà possibile lo sviluppo di una nuova generazione di acceleratori di calcolo che rivoluzionerà la tecnologia dell’intelligenza artificiale. I risultati delle ricerche sul nuovo circuito condotte al Polimi sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista PNAS dell’Accademia Nazionale di Scienze degli Usa.

Il mercato degli smartwatch prende il volo negli Usa

Il mercato degli smartwatch prende quota. Per ora soprattutto negli Stati Uniti, ma guardare oltre-atlantico spesso significa sbirciare al mercato globale del prossimo futuro. Di fatto nei 12 mesi chiusi lo scorso novembre gli smartwatch negli Usa hanno venduto il 61% in più rispetto al periodo precedente, e incassato il 51%. Si tratta di un mercato molto concentrato, con i primi tre marchi, Apple, Samsung e Fitbit, in grado di attirare l’88% delle vendite. Lo afferma il nuovo Smartwatch Total Market Report di Npd, secondo il quale il giro d’affari di questi dispositivi ha raggiunto i 5 miliardi di dollari.

Tempi e tecnologia sono maturi

“Negli ultimi 18 mesi – spiega Weston Henderek, analista di Npd – le vendite di smartwatch hanno acquisito un forte slancio, smentendo i critici che non pensavano il prodotto potesse raggiungere una diffusione di massa”. Tra i fattori che hanno spinto gli smartwatch, Henderek cita la connessione Lte, che rende gli orologi indipendenti dagli smartphone, un punto di svolta che permette di “completare una vasta gamma di attività sul dispositivo –  continua Henderek – incluse la ricezione di notifiche, messaggi, controllo della smart home altro ancora”. Il 15% di chi possiede uno smartwatch afferma infatti di utilizzarlo per gestire e controllare i dispositivi connessi del proprio appartamento.

Un mercato senza età

La quota degli americani che possiede uno smartwatch è passata in un anno dal 12% al 16%, e non sorprende che a guidare la fila siano i più giovani. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni uno statunitense su quattro porta la tecnologia al polso. La distanza con gli anziani è però destinata a ridursi. “I segmenti d’età più anziani – spiega il rapporto di Ndp – avranno un notevole incremento man mano che i nuovi dispositivi saranno più incentrati sulla salute”.

L’esempio più chiaro è l’Apple Watch. Nato con un forte accento sulla moda, ha virato prima sul fitness, e con la versione numero 4 sulla sanità, grazie all’integrazione del primo elettrocardiografo da polso.

Apple primo, ma il mercato diventerà sempre più affollato

Un indizio del primato di Apple era già arrivato nell’ultima trimestrale di Cupertino. Il segmento altri prodotti, che include l’Apple Watch, l’altoparlante connesso HomePod, e gli auricolari senza fili AirPods, ha incassato il 33% in più anno su anno, indice che anche che lo smartwatch stesse vendendo bene. Il ceo Tim Cook, riporta Agi, però non può stare tranquillo: il mercato tenderà a essere sempre più affollato, perché stanno “spingendo” sia i produttori di orologi tradizionali, come Fossil, sia i marchi concentrati sul fitness, come Garmin.

 

Start up innovative: quasi 10 mila in un anno, e oltre 1 miliardo di fatturato

Le start up innovative prendono il volo, e al termine del terzo trimestre 2018 si avvicinano a quota 10 mila. Il rapporto di monitoraggio delle start up, realizzato congiuntamente da InfoCamere e Mise, il Ministero dello sviluppo economico (DG per la Politica Industriale), con la collaborazione di Unioncamere, presenta dati aggiornati e approfondimenti sul fenomeno delle start up innovative in Italia. In particolare, il rapporto rileva una forte impennata registrata in un anno: il numero delle imprese è infatti passato da 7.866 a 9.647 unità, con un aumento del 22,6%.

In meno di sei anni coprono circa il 3% di tutte le neoimprese

A poco meno di sei anni dal varo della strategia dedicata (d.l. 179/2012), le start up innovative rappresentano circa il 3% di tutte le società di capitali italiane con meno di 5 anni e in stato attivo. È interessante notare come la loro incidenza raggiunga picchi particolarmente elevati in settori ad elevata intensità di conoscenza. Ad esempio, due neo-imprese su tre (66,1%), contrassegnate con codice Ateco Ricerca & Sviluppo, sono start up innovative.

Milano e Lombardia in testa per numero di società

Quasi un quarto delle start up innovative presenti a livello nazionale, ovvero 2.368 unità, è localizzato in Lombardia, che si conferma la regione con la popolazione più densa di start up. A grande distanza, la Lombardia è seguita dal Lazio (1.027 imprese), e l’Emilia-Romagna (919). Nella classifica provinciale Milano è in testa con ben 1.669 start up, seguita da Roma (916) e Napoli (330), che per la prima volta scalza Torino dalla terza posizione.

Trieste, Trento e Ascoli Piceno si collocano al vertice per numero di start up sul totale delle neoimprese.

Un fatturato complessivo di oltre il miliardo di euro

Attualmente le start up, riferisce askanews, impiegano 52.512 soci operativi e addetti. Negli ultimi dodici mesi, quindi, anche la forza lavoro delle start up è aumentata (+33,2%), e in modo più che proporzionale rispetto all’aumento del numero delle imprese (+22,6%.).

Inoltre, sebbene i dati dei bilanci 2017 ora rilevati coprano poco meno del 60% delle start up iscritte alla data di rilevazione, dal campione a disposizione (59,5%) si intuisce come il fatturato complessivo abbia in realtà superato il miliardo di euro. La somma attuale, infatti, si attesta intorno ai 960 milioni di euro, destinati sicuramente ad aumentare con l’acquisizione dei dati mancanti

Ad agosto crescono le vendite al dettaglio, +0,7%

Lo dice l’Istat, le vendite al dettaglio sono aumentate. l’Istituto nazionale di statistica stima infatti che ad agosto 2018 siano aumentate dello 0,7% rispetto al mese precedente, un aumento stimato sia in termini di valore sia in termini di volume. La variazione positiva riguarda sia i beni alimentari, che crescono dello 0,3% in valore e in volume, sia i beni non alimentari (+0,9% in valore e +1,0% in volume). A livello trimestrale, invece, nei mesi di giugno-agosto 2018 le vendite al dettaglio sono aumentate in valore dello 0,5% e in volume dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Le vendite di beni alimentari nei tre mesi estivi sono in crescita in valore (+0,4%), ma risultano in leggera flessione in volume (-0,2%), mentre quelle di beni non alimentari sono in aumento dello 0,7% in valore e dello 0,6% in volume, riporta Askanews.

Su base annua le vendite al dettaglio aumentano del 2,2% in valore e dell’1,4% in volume

“La ripresa delle vendite è una buona notizia – spiega Carlo Rienzi, presidente Codacons – ma occorre attendere per verificare se i maggiori acquisti registrati ad agosto siano dovuti unicamente al fattore ‘vacanze’ o se il trend positivo sia destinato a proseguire anche nei prossimi mesi”, riferisce AgenPress.

In ogni caso, secondo i dati Istat, su base annua le vendite al dettaglio aumentano del 2,2% in valore e dell’1,4% in volume. Sempre su base annua, le vendite di beni alimentari registrano una variazione positiva dell’1,9% in valore e un lieve calo in volume dello 0,1%, mentre quelle dei beni non alimentari sono in aumento sia in valore (+2,4%) sia in volume (+2,7%).

Gli incrementi maggiori riguardano gli elettrodomestici (+5,0%)

Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti, a eccezione di Cartoleria, libri, giornali e riviste che registrano una flessione pari allo 0,8%. Gli incrementi maggiori riguardano invece Elettrodomestici, radio, tv e registratori (+5,0%) e Altri prodotti (+4,5%). Sempre a livello tendenziale, il valore delle vendite al dettaglio registra un aumento sia per la grande distribuzione (+2,4%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (+1,3%). Ma a crescere più di tutti è il commercio elettronico, che registra un incremento dell’8,6%.

I beni non alimentari trainano la crescita complessiva

“Ad agosto 2018, per la prima volta dall’inizio dell’anno, si registra un risultato tendenziale positivo non solo per la grande distribuzione, ma anche per le imprese operanti su piccole superfici – commenta l’Istat -. Sono soprattutto le vendite dei beni non alimentari, in crescita dell’1,3%, a trainare la crescita complessiva dopo aver mantenuto un andamento persistentemente negativo fino al mese scorso”.

La sfida dell’innovazione tecnologica si gioca sulle competenze dei manager

Per vincere la sfida dell’innovazione tecnologica il mondo del lavoro deve investire in qualità, formazione e capacità trasversali. Solo così si può affrontare l’avanzata delle nuove tecnologie. “Bisogna puntare su competenze qualificate e su manager capaci di governare l’innovazione”, spiega Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager.

Purtroppo, però, da quanto emerge da un’analisi condotta dalla stessa Federmanager in base a dati Inps, i dati non sono incoraggianti: tra il 2011 e il 2017 le imprese industriali con almeno un dirigente in organico sono diminuite del 16%, passando dalle 18.724 unità del 2011 alle 15.742 del 2017.

“Manca ancora un vero piano sul Lavoro 4.0”

Il problema, secondo Cuzzila, è che “manca ancora un vero piano sul Lavoro 4.0”. Un intervento che avrebbe dovuto partire contemporaneamente all’investimento nei macchinari, che se ha avuto effetti propulsivi sull’industria, “oggi serve la spinta giusta per favorire l’ingresso in azienda delle figure capaci di gestire le macchine”, sottolinea Cuzzilla.

Il prossimo esecutivo, quindi, deve assolutamente trovare “le risorse per colmare il gap di professionalità con alta qualifica, investendo in formazione e nella valorizzazione delle competenze manageriali – aggiunge il presidente di Federmanager -. Altrimenti, finiremo confinati in un equilibrio basso, che fa a pugni con la nostra vocazione di grande Paese industriale”.

Il numero dei manager segna un -9,5%

Tornando ai dati nel periodo considerato, riporta Ansa, il numero dei manager si è contratto segnando un -9,5%. Il trend negativo è principalmente concentrato nelle piccole e piccolissime imprese, che o hanno chiuso o hanno perso managerialità, e soprattutto nel Sud Italia, dove i dirigenti in meno rispetto al 2011 sono 1.022.

Se le Pmi rinunciano a dotarsi di competenze manageriali, “non solo perderanno competitività, ma rischieranno di scomparire rapidamente in un mercato fortemente selettivo”, aggiunge Cuzzilla.

Situazione diversa per le aziende che contano tra 11 e i 50 manager, che in 7 anni è più che raddoppiato, e in quelle di grandi dimensioni (+ di 50 manager), dove è incrementato di quasi il 50%.

Il ruolo dei dirigenti è in evoluzione

In questi anni sta cambiando anche il ruolo dei dirigenti all’interno delle imprese. I dati dell’Organizzazione evidenziano infatti che, soprattutto nelle realtà di dimensioni medio-grandi, il manager è chiamato a maggiori responsabilità, con competenze sempre meno tecniche e specialistiche, e sempre più trasversali.

Inoltre, nell’era della quarta rivoluzione industriale la competizione globale non si gioca più né tra singole imprese né tra singoli Stati, ma fra territori interconnessi. “Stiamo disegnando una nuova geografia produttiva di cui l’Europa rappresenta una pedina irrinunciabile”, commenta Cuzzilla.

E le realtà che secondo Federmanager andrebbero maggiormente valorizzate ci sono i fondi interprofessionali e il ricorso alle politiche attive del lavoro, in un’ottica che prevenga, e non segua, la fuoriuscita dal mercato del lavoro.

Parrucchieri, in Italia 6 su 10 chiudono. La colpa? Soprattutto dell’abusivismo

E chi l’avrebbe mai detto? In un mercato del lavoro sempre più asfittico e difficile, a un occhio poco attento il settore dei parrucchieri sembrerebbe esente dalla crisi. Eppure, non è così. Anzi. Solo un esercizio su 10 in Italia ottiene buoni margini e “vive bene”, tre negozi tirano a campare e addirittura sei parrucchieri su 10 si vedono costretti a chiudere.

Parrucchieri e barbieri, quando non basta un taglio

Sono 102.841 le imprese italiane di parrucchieri e barbieri registrate a fine novembre 2017 contro 102.509 del 2016 (+0,3%) e 103.092 del 2012 (0,2%). Le cifre del comparto sono emerse da uno studio dell’osservatorio degli ‘Imprenditori della Bellezza’ presentato da CNA Confederazione Nazionale Artigiani. I dati, elaborati dalla Camera di commercio di Milano sui dati nazionali del registro imprese al terzo trimestre 2017, rivelano una situazione di forte stagnazione, con punte negative in Liguria (-1,5% rispetto al 2016) e Campania (-1,4%) e aspetti invece positivi in Lazio (+2,5%) e Trentino Alto Adige (+1,6%).

L’abusivismo dilagante il vero problema

“Ciò che non emerge dai numeri, ma che ha un peso determinante sulla crescita del settore è il dilagare dell’abusivismo. Si conta che ci sia almeno un operatore abusivo per ogni acconciatore regolare. Considerando che i passaggi annui medi in salone sono passati dai 10 del 2007 ai 5 del 2016, la situazione degli acconciatori irregolari aggrava una situazione già di per sé difficile. CNA è in prima linea con azioni e proposte per arginare il fenomeno e rispondere alle mutazioni di mercato, tra il cosiddetto ‘affitto di poltrona’ ovvero la possibilità di collaborazione tra imprese nello stesso locale. Stiamo inoltre chiedendo un’aliquota IVA agevolata al 10 %. In Europa già esiste questa previsione: in alcuni Paesi come Francia, Spagna e Olanda questo ha creato fatturato ed occupazione ed emersione del sommerso” spiega Antonio Stocchi, Presidente Nazionale CNA Benessere e Sanità.

Vincono specializzazione e imprenditorialità

Tuttavia, gli imprenditori di successo anche in questo settore così messo a dura prova non mancano di certo. Le chiavi per emergere, e per far fruttare la propria attività, sono sempre le stesse, anche nell’apparente mondo dorato dell’hair styling. Le direttrici per vincere la competizione sono alta specializzazione da un lato, ovvero la capacità di creare un proprio stile creativo e una propria firma, e lo sviluppo imprenditoriale dall’altro. Insomma, anche tra shampoo, tagli, colorazioni, barba e messa in piega, chi si ferma è perduto.

Asciugamani elettrici? Il leader è Mediclinics

Uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di entrare in contatto con microbi e batteri vari, sono i servizi igienici dei bagni pubblici. Sia che si tratti della toilette di un centro commerciale, ristorante, stazione ferroviaria o aeroporto, la zona dei servizi igienici è spesso un pericoloso contenitore di agenti patogeni che possono essere causa di fastidiose infezioni. Questo è proprio il motivo per cui l’utenza evita, nei limiti del possibile, di utilizzare i bagni pubblici se non in situazioni di emergenza.

Chi gestisce uno qualsiasi di questi spazi ha tutto l’interesse a fare in modo che il pubblico possa trovarsi a suo agio e che la permanenza all’interno della struttura possa essere il più piacevole e rilassante possibile. Tra gli elementi maggiormente in grado di veicolare microbi e batteri ci sono panni e fazzoletti messi a disposizione degli utenti per asciugare le mani dopo averle lavate. Questi sgraditi ospiti si annidano infatti soprattutto qui e proliferano, trasferendosi facilmente sulle mani. Ecco perchè ristoranti, palestre, hotel ed altri luoghi ed esercizi commerciali stanno ormai, da diversi anni, abbandonando la carta per offrire ai propri utenti sistemi di asciugatura elettrica.

Sul mercato, di conseguenza, sono letteralmente proliferate aziende che commercializzano asciugamani elettrici, ma non solo: l’attenzione del mercato è cambiata, ed anche i maggiori siti di e-commerce propongono oggi prodotti più o meno efficienti a prezzi anche irrisori. Non è tra queste Mediclinics: possiamo sicuramente afferamre che l’asciugamani elettrico Mediclinics, qualsiasi sia la categoria di riferimento, è un dispositivo di ultima generazione che asciuga perfettamente le mani con il suo potente getto. Con i modelli più potenti, infatti, sono sufficienti 8/10 secondi per una completa asciugatura delle mani.

Oggi il sito web di Mediclinics affronta con molta serietà l’argomento, mostrando al visitatore una vasta scelta di prodotti che non si limitano ai soli asciugameni elettrici, ma comprendono anche hotellerie, asciugacapelli e dispenser per il bagno. Caratteristica della multinazionale spagnola è quella di realizzare i propri articoli interamente in Europa, garantendo quindi la più totale sicurezza, dal momento che vengono progettati per adempiere ai più rigorosi standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

Per fare una casa ci vuole il business to business

Internet e il maggior grado di informatizzazione stanno rivoluzionando la disciplina della supply chain management, ovvero l’insieme delle attività logistiche e di gestione delle forniture da parte di un’azienda. Con l’e-commerce e le nuove possibilità offerte dal web cambia l’organizzazione verticale della catena della distribuzione, e si creano invece reti d’impresa che affrontano la logistica e la fornitura in chiave strategica. Ottimizzare i flussi materiali delle merci, ma anche quelli immateriali (informazioni) e gestire le singole attività e processi può portare, alla fine, a una maggiore redditività del business, quindi è importante attivare un circolo virtuoso che consenta un coordinamento delle singole attività aziendali, in modo da abbassare i costi.

Nel rilevante settore delle costruzioni, dove gli investimenti ammontano a oltre 145 milioni di euro e rappresentano quasi il 10% degli impieghi del Pil, troviamo un classico esempio di come diverse imprese e competenze tecnologiche provenienti da settori diversi, debbano coesistere in una sorta di rete per raggiungere il migliore obiettivo. In edilizia troviamo aziende che lavorano alla struttura portante degli edifici; ci sono poi le aziende operanti nell’impiantistica, molte delle quali provengono dai nuovi settori dell’efficientamento energetico e della domotica. Non mancano, infine, le aziende che si occupano di finiture. Le aziende appartenenti a questi tre insiemi di imprese, non sono capaci di operare da sole e in loco, così si verificano frequenti casi di preassemblaggio delle strutture, degli impianti e perfino delle finiture. La regia di tutto ciò è, di solito, affidata a un general contractor, che deve gestisce i rapporti con le grandi imprese di componenti industriali (ceramiche, metalli, cemento), le imprese medie e le piccole e specializzate realtà che compiono il loro lavoro direttamente in cantiere.

Ebbene, i costi di supply chain nel settore costruzioni oggi posso subire una razionalizzazione grazie ad internet. Ad esempio si risparmia sui costi di raccolta informazione sui venditori, le transazioni, la comunicazione. Anche i costi di decisone, controllo e contenzioso appaiono inferiori, così il modello organizzativo a rete consente di centrare l’obiettivo della soddisfazione del cliente finale, mantenendo un elevato grado di collaborazione tra le imprese coinvolte per rendere lean (snello) il processo, rispettando il capitale investito. Una più proficua collaborazione nel business to business può, in altre parole, collegare meglio produzione, logistica e marketing; integrare la domanda con la fornitura; pianificare i materiali che verranno usati; ottimizzare gli impianti; gestire al meglio gli ordini; prevedere nel modo più preciso la domanda di un determinato prodotto.

Ristoranti, il cibo surgelato va dichiarato. Si rischia grosso

 

Vietato barare, o meglio omettere delle informazioni. I ristoratori, infatti, devono esplicitare con chiarezza sui menù se il cibo o alcune pietanze che servono sono surgelate. Niente contro questo procedimento di conservazione, per carità: solo che il surgelato va dichiarato. Si tratta di una norme che va ovviamente nella direzione della difesa dei consumatori, che devono sempre sapere cosa mangiano e quanto spendono. A questo proposito, la legge è severissima: i ristoratori che offrono prodotti conservati nel freezer o nei congelatori senza informare correttamente i loro avventori rischiamo infatti pene pesanti, ovvero multe fino a duemila euro e addirittura la reclusione nei caso più gravi. Per la legge, infatti, l’omissione di questa indicazione nel menù corrisponde a una frode commerciale.

Surgelato non indicato? Sono guai seri

Ma c’è di più: gli esercenti della ristorazione dovrebbero addirittura segnalare in modo chiaro se detengono pesce o carne surgelato. Non rispettare questa indicazione può essere davvero rischioso. Recentemente, ricorda una primaria agenzia di stampa, un ristoratore di Milano è stato condannato in Cassazione a pagare una multa di 200 euro per frode in commercio, più tutte le spese legali e processuali e pure altri 2 mila euro come ulteriore multa alla Cassa delle Ammende.

Non c’entra la qualità

Insomma, i ristoratori italiani dovrebbero stare bene attenti a quello che scrivono (o non scrivono) nei loro menù. Il principio della legge, infatti, non si basa sulla qualità o meno dei prodotti serviti, bensì solo e soltanto sui processi di conservazione degli stessi. Se il cibo non è fresco, ma congelato, surgelato o anche ‘abbattuto’ (un processo che abbassa velocemente di molti gradi sotto lo zero la temperatura degli alimenti) chi lo consuma deve saperlo.

Precedenti in tutti i settori della ristorazione

I precedenti aumentano di anno in anno e attraverso le sentenze arriviate fino in Cassazione la giurisprudenza si arricchisce di ulteriori elementi. Nel corso del tempo sono finiti nei pasticci (è proprio il caso di dirlo…) pasticcerie di lusso che preparano torte o dolci che prevedono un passaggio in abbattitore così come ristoranti di ogni tipologia che mettono in tavola cibi congelati.  E già, perché basta che durante un controllo gli esperti trovino qualche pietanza o prodotto conservato nel congelatore per far scattare la multa, a meno che le modalità di conservazione non siano espressamente dichiarate sul menù. La sentenza n. 34783 della terza corte penale non lascia spazio a dubbi. Recita: “Anche la mera disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù, nella cucina di un ristorante, configura il tentativo di fronde in commercio, indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore”.

 

Perché scegliere un RSPP esterno

La legge italiana in tema di sicurezza sul lavoro prevede che all’interno di determinate aziende (quelle nelle quali i lavoratori sono chiamati ad effettuare lavori particolarmente impegnativi dal punto di vista fisico o che comunque espongono i dipendenti a determinate tipologie di rischi per la propria incolumità) vi sia la presenza di una figura in grado di valutare tali rischi ed apportare le soluzioni necessarie per eliminarli. Questo professionista è detto Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP) ed è un incarico che può assumere direttamente il datore di lavoro, sebbene vi siano alcune precisazioni da fare. L’RSPP è infatti chiamato più volte, nel corso dell’anno, a partecipare a corsi di aggiornamento volti all’apprendimento e perfezionamento di nozioni molto importanti di questa materia che si evolve così rapidamente. È dunque un impegno che può sottrarre parecchio tempo al proprio business, e non sempre si ha la possibilità di distogliere la propria attenzione dal lavoro di tutti i giorni.

Questo è il motivo che spinge ogni anno migliaia di aziende a rivolgersi a chi, come Area 81, offre servizi in grado di sollevare il datore di lavoro da questo e incarico e garantirgli al tempo stesso tutta la sicurezza del sapere che la salute dei propri dipendenti è tutelata. Grazie al servizio di RSPP esterno che Area 81 fornisce infatti, sarà possibile usufruire del lavoro di un professionista assolutamente capace e competente che si muoverà sin dall’inizio per individuare tutti quei fattori di rischio sui quali lavorare, fornendo soluzioni e spunti utili per far si che ogni lavoratore possa svolgere le proprie mansioni nella maniera più sicura per la propria salute e la propria incolumità. L’RSPP esterno inizierà il suo lavoro con un primo sopralluogo laddove si svolge l’attività lavorativa, ed inizierà a pianificare di conseguenza le soluzioni da apportare per migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza di tutti i dipendenti.

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