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Il 37% italiani è convinto che il lavoro sarà automatizzato in 5-10 anni

Rispetto ai colleghi europei i lavoratori italiani sono i più convinti che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni. Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate, e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici. Lo rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo, che evidenzia una diffusa consapevolezza tra i lavoratori europei dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche e la conoscenza delle materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics).

Il 69% degli italiani non è spaventato dall’impatto dell’automazione

Oltre un italiano su tre crede infatti che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni ((37%, +3% rispetto alla media globale), un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%).

Il 75% dei dipendenti se avesse 18 anni sceglierebbe una carriera in ambito digitale

Il 71% dei dipendenti, poi, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o Stem (72%, +6% sulla media generale), riporta Adnkronos.

Le imprese non investono per sviluppare le competenze del personale

Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale. Lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale). Solo in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione. Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze, e che in futuro sarà sempre più difficile.

Le soft skill trasversali per trovare lavoro più velocemente

Quali sono le soft skill richieste dalle aziende per entrare più velocemente nel mondo del lavoro? Le prime tre sono essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo, ma tra le altre competenze ritenute importanti, rientrano anche il saper prendere decisioni e risolvere i problemi (26,2%), fornire servizi adeguati ai clienti (23,7%), saper comunicare (22,4%), essere innovativi (21,1%), e conoscere una lingua straniera (5,1%), generalmente l’inglese. Almeno, secondo i risultati dello studio dell’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro dal titolo I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill.

Le caratteristiche che incidono sulla busta paga

Lo studio è stato condotto sulla base di dati amministrativi e non campionari, e ha analizzato quali caratteristiche sono ritenute indispensabili dalle imprese nel momento in cui decidono di assumere. E quanto incidono sulla retribuzione dei loro dipendenti. L’aumento in busta paga, ad esempio, è del 25,1% in più relativamente al requisito della persistenza, dell’8,4% sul primo stipendio per l’attitudine a riconoscere problemi, e al 6,3% per la capacità di lavorare in gruppo.

La professioni vincenti e quelle perdenti

Il rapporto redatto dall’Osservatorio si focalizza anche sulla classifica delle professioni vincenti, che dal 2012 al 2017 hanno registrato la maggiore crescita (+1,2 milioni) in valori assoluti del numero degli occupati, e delle prime professioni “perdenti”, spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi, che registrano, nello stesso periodo, la maggiore flessione del numero dei lavoratori. La crescita complessiva di 1,2 milioni di occupati nelle 29 professioni vincenti riguarda per una quota del 44% (529mila) quelle altamente qualificate, del 37% (452mila) quelle mediamente qualificate e solo del 19% (226mila) quelle non qualificate, riporta Adnkronos.

Adeguare le competenze alle esigenze delle imprese del futuro

“Il mondo del lavoro italiano è profondamente mutato negli ultimi anni. In questo contesto, i giovani con creatività, pragmatismo e capacità di lavorare in squadra possiedono un qualcosa in più che, se inserito all’interno di un curriculum ‘accattivante’, può fare la differenza offrendo loro maggiori opportunità di lavoro”, spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro. Nell’epoca della quarta rivoluzione industriale, è indispensabile per i giovani conoscere le abilità che fanno riferimento a personalità e atteggiamenti individuali, necessari per aumentare le probabilità di trovare impiego. La sfida della quarta rivoluzione industriale sarà vinta perciò dai Paesi che sapranno adeguare le competenze delle proprie risorse umane alle nuove esigenze delle imprese del futuro, dominate dalla diffusione dei robot e dell’intelligenza artificiale.

 

In Lombardia il food registra quasi 100 mila ingressi all’anno

Cuochi, camerieri e altre professioni nei servizi turistici, ma anche operai specializzati e conduttori di macchinari nell’industria alimentare: sono oltre 3000 le entrate previste dalle imprese a Milano ad aprile 2019, una su dieci sul totale di tutti i settori, e in un caso su due si tratta di giovani. Se si considerano anche Monza Brianza (530, 11,3% del totale) e Lodi (180, 16,5%), le entrate nel settore del food superano il numero di 4000, mentre nell’intera Lombardia le professioni del food registrano quasi 100 mila ingressi all’anno.

È quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio sui dati relativi ad aprile 2019 del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal.

Quasi 87 mila dipendenti assunti all’anno, in un caso su due si tratta di giovani

In Lombardia sono quasi 87 mila i dipendenti assunti all’anno dalle imprese, e in un caso su due si tratta di giovani. Le figure più richieste sono i camerieri (oltre 43 mila) e i cuochi (quasi 19 mila), a cui seguono gli addetti alla preparazione, alla cottura e alla distribuzione dei cibi (12 mila) e i baristi (11 mila). Ma ci sono anche gli addetti alla macelleria e pescheria (quasi 3 mila), i pasticceri e gelatai (2 mila), i conduttori di macchinari industriali per la lavorazione dei cereali, dei prodotti da forno e i panettieri e pastai (oltre mille).

Più difficile reperire pasticceri e pastai artigianali, e artigiani del settore caseario

Tra i dipendenti i giovani sono richiesti soprattutto come conduttori di macchinari per la produzione di caffè, tè, cioccolato e per i cereali (oltre il 90%), ma anche come camerieri (54%), pasticceri e gelatai (52%). Di più difficile reperimento i pasticceri e pastai artigianali (63%) e gli artigiani del settore caseario (30%), dove sono preferiti gli uomini (nell’83% dei casi), mentre le donne prevalgono nell’industria per la lavorazione dei cereali, delle spezie e della pasta (90,7%).

Opportunità di lavoro e un indotto in molti settori collegati

“Il settore del food offre importanti opportunità di lavoro nella ristorazione e negli alberghi, con un indotto in molti settori collegati”, dichiara Guido Bardelli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Si tratta di un settore al centro dell’iniziativa Milano Food City, il fuorisalone dedicato al cibo del 7 e l’8 maggio, pensato anche per valorizzare e promuovere il variegato panorama enogastronomico italiano.

Il progetto è stato promosso dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Fiera Milano, ed è stato realizzato in collaborazione con le associazioni di categoria per i settori dei ristoratori e dei produttori nell’alimentare.

Scoperto Exodus, il malware che ha spiato centinaia di italiani

Sono centinaia gli italiani intercettati da Exodus, il software che raccoglie le informazioni degli utenti a loro insaputa. Lo spyware, distribuito sui dispositivi Android, è capace di bypassare i filtri di sicurezza Google: si tratterebbe di un malware governativo sviluppato da un’azienda italiana. “Riteniamo che sia stato sviluppato dalla società eSurv, di Catanzaro, dal 2016”, affermano i ricercatori che lo hanno identificato. Tempo fa la procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’indagine: la prima individuazione di Exodus infatti è avvenuta proprio nel capoluogo partenopeo.

Copie dello spyware sono state caricate su Google Play Store

“Abbiamo identificato copie di uno spyware sconosciuto che sono state caricate con successo sul Google Play Store più volte nel corso di oltre due anni – spiegano i ricercatori -. Queste applicazioni sono normalmente rimaste disponibili per mesi”.

Secondo gli esperti, il software spia è stato utilizzato tra il 2016 all’inizio del 2019, e copie dello spyware sono state trovate caricate su Google Play Store, camuffate da applicazioni di servizio di operatori telefonici. Sia le pagine di Google Play Store sia le finte interfacce di queste applicazioni malevole erano in italiano. Google, riporta Ansa, proprietaria di Play Store, il negozio digitale dove si scaricano le app, contattata dai ricercatori ha rimosso le applicazioni, e ha dichiarato che “grazie a modelli di rilevamento avanzati, Google Play Protect sarà ora in grado di rilevare meglio le future varianti di queste applicazioni”.

Due passaggi per raccoglieva dati e informazioni sensibili

Il software spia agiva in due passaggi. Il primo, Exodus One, raccoglieva informazioni base di identificazione del dispositivo infetto, in particolare il codice Imiei, che consente di identificare in maniera unica un telefono e il numero del cellulare. Una volta individuate queste informazioni passava alla fase Exodus Two, nella quale veniva installato un file che raccoglieva dati e informazioni sensibili dell’utente infettato, come la cronologia dei browser, le informazioni del calendario, la geolocalizzazione, i log di Facebook Messenger, le chat di WhatsApp. Secondo le statistiche pubblicamente disponibili, in aggiunta a una conferma di Google, la maggior parte di queste applicazioni hanno raccolto qualche decina di installazioni ciascuna, con un caso che superava le 350 unità. Tutte le vittime si trovano in Italia.

Nel frattempo la società eSurv è sparita da Internet

Nel frattempo la società eSurv sembra sparita da Internet. Se infatti si ricerca sul web la parola “eSurv” compare una pagina con la scritta notfound, e sulla pagina Facebook della società appare la dicitura “questo contenuto non è al momento disponibile”. Il Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti, approfondirà la vicenda, e a quanto si apprende, chiederà al Dis, il dipartimento che coordina l’attività delle agenzie di intelligence, notizie e aggiornamenti. Per il garante della Privacy Antonello Soro, si tratta di “un fatto gravissimo”.

Lo Spritz conquista l’America

A luglio il New York Times ha eletto l’Aperol Spritz bevanda dell’estate. Non solo re dell’aperitivo nel triveneto e in Italia, quindi, dove ormai lo Spritz è diventato il punto di riferimento di happy hour e serate galanti, ma anche al di là dell’oceano, negli Usa, dove si è ritagliato un posto in prima fila sui banconi dei locali e nelle lunghe tavolate da buffet. E da dicembre 2017 all’autunno del 2018 la bevanda è risultata essere l’articolo che ha registrato la maggior crescita nelle vendite, con un incremento superiore al 500%.

Con l’anno nuovo si può tranquillamente affermare che l’Aperol Spritz è diventata la bevanda più in voga in America nel 2018. A certificarlo è Square, azienda americana di servizi finanziari e di pagamento via smartphone, che ha pubblicato i dati relativi alle transazioni effettuate negli ultimi dodici mesi dai suoi clienti.

Circa 65 miliardi di vendite nel 2018

Come scrive Quartz, per entrare all’interno di questa classifica un articolo deve essere stato oggetto di almeno 10 mila transazioni mensili nel periodo indicato. Non si tratta di dati assoluti, Square infatti ha fatto registrare circa 65 miliardi di vendite negli ultimi dodici mesi con un pubblico di riferimento che vive all’interno delle grandi aree urbane. Il mercato dei consumatori di Spritz, insomma. Ma la tendenza, riporta AGI, è innegabile. Al posto del rosé, vino che l’anno scorso aveva segnato il gradimento degli americani, c’è una bevanda tutta italiana e questa è di certo una buona notizia.

La ricetta dello Spritz

A differenza di altri prodotti enogastronomici Made in Italy, anche al di fuori dei nostri confini la ricetta dello Spiritz non cambia. Lo Spritz viene infatti preparato attraverso la formula registrata nel 2011 all’interno dell’International Bartenders Association, che detta le regole ai baristi e ai barman di tutto il mondo.

Ma qual è la sua ricetta originale? Lo Spritz viene preparato con 6 centilitri di prosecco, 4 centilitri di Aperol, l’aggiunta di soda o seltz. Tutto da versare, viene raccomandato ai barman, su cubetti di ghiaccio, e con una fetta di arancia come guarnizione. Da qui non si esce e non si sgarra.

Le altre tendenze trainate dai Millennial

Tra gli altri prodotti maggiormente acquistati via Square, sul podio si piazzano il latte d’avena e le salopette in jeans. Seguono il colorante rosa per capelli, vera moda dell’anno, smalti e altri accessori. Oltre al Tahini, una salsa preparata con i semi di sesamo che dall’oriente ha conquistato i teenager.

Sì, perché sono proprio i Millennial a giocare un ruolo importante in questo contesto di acquisti e trend, di cocktail e gadget. Ed è proprio per merito loro che lo Spritz è diventato parte integrante delle serate americane.

Windows si aggiorna e diventa più sicuro

In arrivo da Microsoft nuovi aggiornamenti per la sicurezza. La compagnia di Bill Gates ha emesso alcuni aggiornamenti che dovrebbero risolvere vulnerabilità multiple dei sistemi Windows. Se sfruttate con successo le più gravi tra queste vulnerabilità possono infatti causare l’esecuzione di codice arbitrario da remoto, avvisano gli esperti del Cert, Computer Emergency Response Team. Che raccomandano ai gestori e agli utenti di sistemi e prodotti Microsoft di prendere visione dei bollettini di sicurezza di novembre 2018, e di applicare al più presto gli aggiornamenti necessari.

Proteggersi dalle vulnerabilità di gravità elevata

Tra le vulnerabilità, riporta Adnkronos, il Cert segnala quella di gravità elevata in Microsoft Windows 7 e Windows Server 2008, legata a una gestione impropria delle chiamate al componente Win32k.sys, che può consentire a un attaccante autenticato di eseguire codice arbitrario nel contesto del sistema locale (CVE-2018-8589). Questa vulnerabilità zero-day, scoperta da Kaspersky Lab, è stata attivamente sfruttata in the wild in un numero limitato di attacchi.

Un’altra vulnerabilità di gravità elevata è stata rilevata in Microsoft Windows 10 (versione 1809). “Quando viene installato da un dispositivo fisico (USB, DVD), selezionando l’opzione ‘Elementi da mantenere: Niente’ – affermano gli esperti del Cert – questo può consentire a un attaccante di ottenere l’accesso al sistema locale (CVE-2018-8592)”.

Difetti che consentono agli hacker di eseguire codice arbitrario

La vulnerabilità critica scoperta in Microsoft Windows Server invece è legata a una gestione impropria degli oggetti in memoria da parte del componente Windows Deployment Services TFTP, che può consentire a un attaccante di eseguire codice arbitrario con privilegi elevati (CVE-2018-8476).

Inoltre, sono state rilevate vulnerabilità multiple critiche in Microsoft Edge legate a una gestione impropria degli oggetti in memoria da parte del Chakra Scripting Engine, che possono consentire a un attaccante di eseguire codice da remoto nel contesto dell’utente corrente. I bollettini di sicurezza Microsoft più recenti sono sul portale Security Update Guide, mentre gli aggiornamenti di sicurezza possono essere scaricati dal Microsoft Download Center. Per i sistemi desktop, gli aggiornamenti possono essere ottenuti automaticamente mediante Microsoft Update.

Da Edge a Office tutti i prodotti interessati

Gli ultimi aggiornamenti di Microsoft includono fix per diverse vulnerabilità critiche, o di gravità elevata, che riguardano alcune versioni di Windows, fra cui 7 e 10, Windows Server, Edge, alcune versioni di Internet Explorer, di Office, di Outlook, Excel, Word, Project, SharePoint Enterprise Server, SharePoint Foundation, SharePoint Server, Skype Business, Team Foundation Server, Azure App Service for Azure Stack, ChakraCore, Dynamics 365 (on-premises) version 8, Lync, NET Core 2.1, PowerShell Core.

Firefox blocca i software che tracciano gli utenti online

Le prossime versioni di Firefox, il browser di Mozilla, la comunità di software open source, elimineranno i tracker, ovvero i software che consentono il tracciamento degli utenti da un sito all’altro. Il motivo non è solo la privacy, ma anche il rallentamento della navigazione.

“Il tracciamento rallenta il web – dichiara Mozilla in post sul suo blog ufficiale -. Uno studio di Ghostery dimostra che il 55,4% del tempo necessario a caricare un normale sito web viene passato a caricare tracker di terze parti”.

La mossa di Firefox, che comporterà una serie di aggiornamenti nel corso dei prossimi mesi, è uno degli approcci più proattivi mai utilizzati per proteggere la privacy dei consumatori.

Cos’è il tracking?

“Alcuni degli effetti negativi del monitoraggio non controllato sono facili da notare, vale a dire pubblicità mirata e stranamente specifica e una perdita di prestazioni sul web – si legge nel blog -. Tuttavia, molti dei danni della raccolta dei dati non controllata sono completamente sconosciuti agli utenti e persino agli esperti”.

Il tracking dei visitatori da parte dei siti si traduce nel seguire un utente mentre naviga da un sito all’altro, operazione che permette di creare un profilo abbastanza attendibile dei gusti della vittima.

 

Partono i test sui filtri anti-tracking

A breve Mozilla farà partire alcuni test che riguardano i filtri anti-tracking, e che saranno pre-impostati sul browser. Il primo filtro in sperimentazione blocca i tracker che rallentano il caricamento delle pagine: se il test andrà bene verrà implementata sulla prossima versione di Firefox, la numero 63. In seguito bloccherà i cookie e l’accesso allo storage dai contenuti di tracciamento di terze parti. Un’azione che Firefox testerà con gli utenti beta prima di implementarlo in Firefox 65, riportano fonti attendibili come Ansa e Fastweb.

Il terzo approccio sarà quello di bloccare di default pratiche più difficili da rilevare, come il fingerprinting, che rileva il tipo di dispositivo usato da un utente, e script di crittografia, che sfruttano la potenza di calcolo in eccesso per generare segretamente valuta digitale.

Mozilla versus l’industria della pubblicità sul web

Questa non è la prima volta che Mozilla si oppone all’industria della pubblicità sul web. Nel corso degli anni ha implementato funzionalità progettate per promuovere la privacy dei consumatori, e ridurre le pratiche considerate dannose per l’open Web. Nel 2004 Firefox aveva bloccato gli annunci pop-up nella sua prima versione pubblica, e a partire dal 2015, ha messo in atto il blocco massivo di annunci e tracker in modalità di navigazione privata.

All’inizio di quest’anno, inoltre, in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica, ha rilasciato uno strumento per impedire a Facebook di monitorare il comportamento online. E ancora più di recente ha dato agli utenti il controllo delle notifiche di pop-up web.

Per il turista green la sostenibilità non va in vacanza

Per il turista green andare in ferie non significa perdere le buone abitudini. E per promuovere una vacanza più sostenibile Comieco, il consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base di cellulosa, ricorda innanzitutto alcune regole base della raccolta differenziata: materiali quali nastri adesivi, punti di metallo e plastica vanno sempre separati dalla parte in materiale cellulosico. E appiattire le scatole di cartone permette di occupare meno spazio. In ogni caso, è  opportuno seguire sempre le indicazioni del Comune di residenza.

Anche perché, fa notare Comieco, se ognuno differenziasse dal resto dei rifiuti anche solo 3 riviste, 3 quotidiani, 2 scatole di gelati, 4 cartoni di succo di frutta e 2 pack di yogurt, riusciremmo a raccogliere circa 140.000 tonnellate di carta e cartone, l’equivalente di un’intera discarica.

Le scelte che fanno la differenza

Ovviamente anche le scelte che si fanno nel pianificare le proprie vacanze fanno la differenza. Come ad esempio, scegliere di mantenere l’ambiente pulito. Quando si organizza un pic nic, si trascorre una giornata in spiaggia o si fa un’escursione in montagna, è bene portare sempre con sé un sacchetto in più nel quale riporre tutti i rifiuti (cartacce, fazzolettini usati o le semplici cicche di sigaretta) ,e gettarli in modo differenziato una volta rientrati in casa, in tenda o in albergo, riporta Adnkronos.

Destinazioni, alloggi e spostamenti a basso impatto

Anche scegliere destinazioni e alloggi a basso impatto, come le spiagge “bandiera blu”, i comuni “bandiera arancione”, le riserve naturali o gli itinerari cicloturistici e i percorsi a piedi. E per l’alloggio, magari affidarsi a strutture con certificazioni eco-friendly e integrati al contesto naturale.

E ancora: perché non preferire camminare, pedalare e godersi il paesaggio piuttosto che spostarsi in macchina? Per ridurre le emissioni di CO2 durante il viaggio è bene scegliere il treno, e una volta giunti a destinazione, approfittare della vacanza per abbandonare auto e mezzi pubblici e scegliere una bicicletta, una passeggiata o una gita in canoa.

Contribuire allo sviluppo economico locale ed evitare gli sprechi

Scoprire la cultura di un luogo a cominciare dalla sua tavola. Assaporare e acquistare prodotti a kilometro 0, ancor meglio se biologici. Così si contribuisce allo sviluppo economico locale, vivendo a pieno le tradizioni del posto, riducendo anche l’inquinamento. Stop anche agli sprechi: al ristorante chiedere una doggy-bag per portare a casa gli avanzi.

Ma come evitare lo spreco di risorse?  Ad esempio, chiudendo il rubinetto quando ci si lava i denti per risparmiare l’utilizzo di acqua. Essere in vacanza non è un buon motivo per lasciare luci o condizionatore sempre accesi.

I social puntano sui video, sfidano YouTube e assaltano la tv

I social network si buttano sui video, e assaltano il settore della produzione di contenuti. L’ultima novità è l’apertura di Instagram ai video di un’ora, sia per gli utenti sia per le aziende. Una sfida diretta a YouTube, ma anche ai tradizionali canali televisivi.

“Tutte le piattaforme di social media stanno andando verso una maggiore focalizzazione sui video perché gli utenti, soprattutto giovani, destinano gran parte della loro attenzione a questa forma di contenuti”, spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media e autore del blog Vincos.it. L’obiettivo principale però, ancora prima della tv, è YouTube, la piattaforma video per eccellenza che conta due miliardi di utenti.

Il sorpasso dei social sulla tv

I video sono fruibili in ogni momento e danno la possibilità di interagire con i creatori, per questo sono così amati dai giovani. E oltre alla novità di Instagram, che ha anche raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti, da Facebook a Snapchat tutti i social si stanno impegnando a rosicchiare pubblico al piccolo schermo. La tendenza è stata intercettata da una indagine di GlobalWebIndex, che ha certificato il sorpasso dei social sulla tv. Sui primi infatti si trascorrono in media 20 minuti in più al giorno, tempo che si dilata addirittura a un’ora e mezzo per i più giovani.

Il telegiornale si guarderà su Facebook, e lo sport su Twitter

Facebook, ad esempio, starebbe collaborando con diversi network televisivi per produrre notiziari originali, cioè telegiornali da diffondere sulla sua piattaforma Watch, quella dedicata solo ai video, attiva negli Stati Uniti dall’estate scorsa. Snapchat, l’app usata dai giovanissimi, ha invece la sezione Discover, che mescola contenuti degli utenti a quelli degli editori. E Twitter sta risalendo economicamente dando sempre più spazio agli eventi sportivi in diretta streaming.

Obiettivo: rubare utenti a YouTube

“Contrastare il dominio di YouTube non è facile – sottolinea Cosenza – ma è una strada obbligata per cercare di accaparrarsi una fetta dei budget pubblicitari dei grandi inserzionisti. Condizione necessaria, ma non sufficiente, per farsi spazio è riuscire a convincere i top creator a produrre contenuti per la propria piattaforma, dando loro una serie di opportunità di monetizzazione. Resta da capire – aggiunge l’esperto – se le persone preferiranno i video verticali, come quelli di Instagram e Snapchat, o orizzontali come quelli di YouTube e Facebook”.

Proprio nei giorni scorsi però YouTube ha comunicato i nuovi metodi che consentiranno agli autori più seguiti di monetizzare i contenuti da loro prodotti. Agli YouTubers con almeno 100mila iscritti al canale il primo di questi strumenti darà la possibilità di lanciare un abbonamento premium dal costo di 5 dollari al mese.

Pulire la casa è sempre più green

Il carrello della spesa degli italiani per la cura della casa è sempre più green. A rivelarlo è la terza edizione dell’Osservatorio Immagino, che dedica un approfondimento al mondo ecosostenibile dei prodotti per le pulizie domestiche. Dai detergenti per bucato, stoviglie e superfici a quelli per la cura di tessuti e accessori fino ai deodoranti per l’ambiente, sono sempre di più i prodotti che sulle confezioni riportano almeno una caratteristica ecologica, come ‘senza nichel’, ‘senza fosfati’, ‘vegetale’, ‘meno plastica’ o ‘biodegradabile’.

 

I prodotti ecosostenibili per le pulizie domestiche incidono per il 5,5% sul giro d’affari del settore

Quello dei prodotti ecosostenibili per la cura e la pulizia domestiche è un universo in espansione. Che, come rivela l’analisi condotta dall’Osservatorio Immagino su oltre 7.900 prodotti venduti in super e ipermercati di tutta Italia, si compone di oltre 500 tra detergenti e detersivi sulle cui etichette compare almeno un claim ecologico, riferisce Adnkronos.

Oggi, complessivamente, questi prodotti incidono per il 5,5% sul giro d’affari totale del settore, e ne rappresentano il segmento più dinamico: nel corso del 2017 le vendite sono salite dell’8,8% a valore. Una performance nettamente migliore rispetto al -0,8% espresso dal settore della ‘cura casa’ nella sua totalità.

Il claim ecologico più diffuso è l’indicazione ‘vegetale’ sulla confezione

L’Osservatorio Immagino segnala che tra i sette claim ecologici che compaiono sulle etichette dei prodotti green quello più diffuso è l’indicazione ‘vegetale’, che connota quasi il 3% dei prodotti monitorati. I prodotti e gli strumenti per la detergenza presentati come ‘vegetali’ hanno chiuso l’anno scorso con un tasso di crescita del 17,2%, mettendo a segno una progressione particolarmente significativa in detergenza bucato, stoviglie e superfici.

Secondo claim per diffusione, ma primo per giro d’affari, è ‘biodegradabile’, riferito alla composizione del packaging e/o a quella dei prodotti.

Per i prodotti con più di tre eco-claim il trend di vendite è pari al 60,3%

In molti casi sulle confezioni si trovano più claim contemporaneamente: un mix che giova alle vendite, visto che il trend di crescita si muove in parallelo all’aumento delle caratteristiche green comunicate on pack. Per i prodotti con più di tre claim il trend di vendite infatti è pari al 60,3%.

Il record di aumento delle vendite spetta però ai prodotti con l’indicazione ‘meno plastica’, che hanno chiuso lo scorso anno con un +28,1% a valore, e che sfiorano l’1% del giro d’affari complessivo di questo segmento di mercato.

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