Rispetto ai colleghi europei i lavoratori italiani sono i più convinti che la propria mansione sarà automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni. Circa la metà ritiene che già adesso le imprese fatichino a trovare candidati con competenze adeguate, e che il proprio datore di lavoro abbia una crescente necessità di profili matematico-scientifico-tecnologici. Lo rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta in 34 Paesi del mondo, che evidenzia una diffusa consapevolezza tra i lavoratori europei dell’importanza delle competenze digitali e tecnico-scientifiche e la conoscenza delle materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics).

Il 69% degli italiani non è spaventato dall’impatto dell’automazione

Oltre un italiano su tre crede infatti che la propria mansione verrà completamente automatizzata nei prossimi cinque o dieci anni ((37%, +3% rispetto alla media globale), un risultato superiore a qualsiasi altro paese europeo e tre punti sopra la media globale. I segmenti più pessimisti sono le donne (39%) e i dipendenti sotto i 45 anni (38%), mentre questa convinzione è meno diffusa fra uomini (35%) e lavoratori senior (36%). Nonostante questa percezione, il 69% degli italiani, senza distinzioni di genere ed età, non è spaventato dall’impatto dell’automazione e si sente in possesso di tutti gli strumenti necessari a gestire la digitalizzazione del lavoro. Un livello di fiducia che però è ben nove punti sotto la media globale (78%) e che in Europa è inferiore soltanto a Olanda (65%) e Ungheria (57%).

Il 75% dei dipendenti se avesse 18 anni sceglierebbe una carriera in ambito digitale

Il 71% dei dipendenti, poi, consiglierebbe agli studenti di puntare su una facoltà ingegneristica, matematica, scientifica o tecnologica, un suggerimento che in Europa è più frequente soltanto in Polonia (73%), Ungheria (73%), Spagna (78%), Portogallo (83%) e Romania (84%). Non solo, gli stessi lavoratori in quasi tre casi su quattro, se avessero ancora 18 anni, sceglierebbero una carriera in ambito digitale (75% contro il 72% della media globale) o Stem (72%, +6% sulla media generale), riporta Adnkronos.

Le imprese non investono per sviluppare le competenze del personale

Fra i dipendenti è largamente diffusa la sensazione che le imprese non investano a sufficienza per sviluppare le competenze digitali del personale. Lo pensa il 67% del campione (-1% sulla media globale). Solo in Spagna (71%), Grecia (73%), Polonia (73%), Portogallo (78%) e Romania (79%) questa percezione è più frequente. I lavoratori di genere maschile (73%, contro il 61% delle donne) e i più giovani (68%, contro il 66% degli over 45) sono i segmenti più convinti della necessità di aumentare gli investimenti in formazione. Oltre metà del campione ritiene che già adesso le imprese stiano faticando a trovare profili con le giuste competenze, e che in futuro sarà sempre più difficile.