Una domanda quasi azzerata nei settori del turismo, ristorazione, automotive e intrattenimento. Questi gli effetti del lockdown sull’economia italiana in soli due mesi, e il peso della burocrazia e l’incognita sui provvedimenti governativi alimentano l’incertezza.  Con l’inizio della Fase 2, dal 18 maggio hanno potuto riaprire circa 800 mila imprese, ma il blocco completo di aprile ha determinato conseguenze che il sistema economico italiano non ha mai sperimentato dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Secondo Confcommercio, dopo la flessione del 30,1% del mese di marzo ad aprile 2020 i consumi sono crollati del 47,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Pochissimi i segmenti che sono riusciti a registrare un segno positivo, tra questi l’alimentazione domestica, le comunicazioni e l’energia. Ma per molti altri, soprattutto quelli legati alle attività complementari alla fruizione del tempo libero, la domanda è stata praticamente nulla.

La ripartenza si presenta ancora densa di difficoltà

Sembrano cifre quasi inverosimili, ma che testimoniano gli effetti derivanti dalla sospensione, non solo di gran parte delle attività produttive, ma anche di quelle sociali e relazionali dirette. E la ripartenza, iniziata già dopo Pasqua e in via di rafforzamento nella prima settimana di maggio, come risulta dai consumi giornalieri di energia elettrica e dalle percorrenze dei veicoli leggeri, si presenta ancora densa di difficoltà. La questione più grave è la concentrazione delle perdite su pochi importanti settori, come il turismo e l’intrattenimento, quelli più soggetti a forme di distanziamento e rigidi protocolli di sicurezza, ma anche la mobilità e l’abbigliamento.

Pil a -16% rispetto al 2019

Pertanto, lamenta Confcommercio, la fine del lockdown non sarà uguale per tutti. Ma soprattutto, dopo la riapertura si avvertiranno anche dolorosi effetti su reddito e ricchezza, che presumibilmente si protrarranno ben oltre l’anno in corso. Anche per queste ragioni, segnala Confcommercio, il rimbalzo congiunturale del 10,5% del Pil, stimato per il mese di maggio, appare modesto se confrontato alle cadute di marzo e aprile, e nel confronto annuo, la riduzione è ancora del 16%.

Una realtà fragile e profondamente deteriorata

Secondo l’associazione non basteranno, quindi, gli ulteriori recuperi di attività attesi da giugno in poi per cambiare significativamente la rappresentazione statistica di una realtà fragile e profondamente deteriorata.

Una realtà in cui l’eccesso di burocrazia, male endemico di cui soffre il nostro Paese, ha presentato il suo conto anche durante la pandemia, e nella quale anche l’efficacia dei provvedimenti messi in cantiere dalle autorità nazionali e internazionali rimane un’ulteriore incognita.