Un buon curriculum vitae è fondamentale per trovare un buon lavoro. Sembra banale, eppure non si contano i CV rovinati da errori, inesattezze, distrazioni, o peggio, veri e propri scivoloni grammaticali. Non sorprende quindi che molti CV finiscano dritti nel cestino. Ma un CV corretto oggi non basta più. Oltre a essere realizzato con attenzione, deve essere anche a prova di software.

“Per ricercare i migliori talenti i recruiter ricorrono a strumenti digitali – spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati – e non si può negare che in fase preliminare questi piccoli motori di ricerca risultino ormai essenziali nel lavoro del recruiter”.

Inserire i contenuti nel modo più chiaro e intuitivo possibile

Nel momento in cui si realizza il proprio curriculum, quando si aggiorna il proprio account su un portale dedicato agli annunci di lavoro o il proprio profilo su LinkedIn è importante inserire i contenuti nel modo più chiaro e intuitivo possibile, in modo che anche un algoritmo riesca a comprendere quali sono i punti forti del candidato. Insomma, non si finisce mai di ottimizzare il proprio curriculum vitae.

Evitare tabelle, immagini, o costruzioni particolari del documento

Ma come deve essere impostato, quindi, un curriculum vitae a prova di motore di ricerca? “In linea di massima, il CV pensato per il motore di ricerca non differisce molto dal curriculum ideale per il selezionatore: non ci devono essere strafalcioni, tutto il superfluo deve essere eliminato, e le doti più importanti devono essere messe in evidenza – continua Adami -. Ma non è tutto qui. Bisogna anche considerare il fatto che i software non sono in grado di comprendere qualsiasi tipo di contenuto: meglio evitare, quindi, tabelle e immagini, nonché costruzioni particolari del documento:. Un formato standard, se non per posizioni creative, è sempre ben accetto”.

Ricordarsi di evidenziare le parole chiave relative alle proprie competenze

A giocare un ruolo importante, poi, sono le parole chiave. Sì, perché nel momento in cui un recruiter è chiamato a selezionare un professionista con competenze relative ad esempio, alla Big Data Analytics, andrà a inserire quelle precise parole nel motore di ricerca. “Se quelle parole chiave non saranno presenti nel curriculum o nel profilo di LinkedIn – aggiunge ancora  l’esperta – difficilmente quel candidato, che magari potrebbe avere tutte le skills necessarie, comparirà tra le prime posizioni dopo la scrematura iniziale dei potenziali candidati”.